Driiiiin!
La campanella è tornata a suonare e i ragazzi, diciamoci la verità, non vedevano l’ora!
Tuttavia, per quello strano giochino che è l’adolescenza, sono capaci di presentarsi al primo giorno dicendo che la scuola non fa per loro, che «vorrei essere ovunque nel mondo ma non qua». E allora, con passo lento, decidi di avvicinarti al suo orecchio sorridendo… e quasi in segreto, facendo in modo che solo alcuni sentano, chiedi: «Che cos’è per te il mondo?»
Nessuna lezione è davvero valida se non lascia dietro di sé una scia di sano mistero.
Noi insegnanti tendiamo a voler costruire una lezione perfetta, dove la perfezione sembra che debba presentarsi sotto una forma pragmatica e integrale. Tutto deve avere un inizio, uno svolgimento e una conclusione. Impariamo anno dopo anno a essere disciplinatissimi in questo. Talvolta la nostra professionalità viene misurata proprio così: una lezione deve essere programmata nei dettagli e la situazione classe bisogna che sia in ogni momento under control.
Quando accedi alla fase orale del concorso docenti (sempre tu sia abbastanza bravo a rientrare nel 7%-8% che passa lo scritto a crocette), ti viene chiesto di mettere in pratica una lezione-tipo. E la commissione si aspetta una lezione esattamente così. Focale. Precisa. Quasi chirurgica sulla materia.
Già… in effetti la capacità relazionale non è così importante con gli studenti… e poi, anche se qualcuno lo pensasse, come si potrebbe stabilire? Quale concorso può misurare il valore di un insegnante considerando la capacità relazionale? Siamo seri dai! Facciamo anche quest’anno i test a crocette.
Sarò impopolare ma sogno un concorso diverso. Un concorso in cui i candidati docenti non debbano scervellarsi per fare test a trabocchetto su nozioni irrilevanti. Potrebbero piuttosto superare tre importanti prove orali: tre lezioni, di fronte a tre classi di alunni selezionati. E che siano loro alla fine a riunirsi per dare un giudizio alla lezione. Quanto è stata interessante? Quanto ci ha appassionato? Quanto ha saputo renderci protagonisti di questo argomento? Il concorso sarebbe sicuramente più interessante e probabilmente anche più attendibile.
«Che cos’è il mondo per te?».
Lo studente alza lo sguardo e ti fissa. Accenna un sorriso ma non risponde. Non si aspettava che dessi importanza alla sua frase. Alcuni compagni non avendo capito il dialogo, chiedono cosa stia succedendo. E allora, in quel principio di subbuglio prendi parola per ricapitolare:
«Ragazzi, tranquilli, non è successo niente di che…» minimizzi.
«… Simone vorrebbe essere in qualsiasi altro posto del mondo ma non qui. Mi sembra interessante come esordio. Mi ha incuriosito. Così, spontaneamente, gli ho chiesto che cosa fosse per lui il mondo…»
Da quel momento l’ora in classe è cambiata. Perché non c’era più al centro la presentazione monotona di se stessi. Galleggiava nell’aria quell’insolita domanda:
«Che cos’è per te il mondo?»
Seguire le parole degli studenti, a volte pronunciate con strafottenza, porta altrove. Non necessariamente fuori tema, ma a percorrere una diversa evoluzione, una strada che nessuno aveva messo in conto prima. Neanche il prof. Questa specifica imponderabilità mi ha affascinato da sempre e non smette di rendermi la scuola un luogo straordinario.
Una buona lezione me la immagino come un viaggio in risciò. Tutta la classe pedala verso una rotta che al principio deve poter essere orientativa. L’insegnante, che conosce abbastanza bene la regione in cui ci si muove, ha le mani ben salde sul manubrio. Perché il viaggio sia avvincente, però, è necessario che la strada sia curiosa, ricca di colpi di scena, che si sterzi ogni tanto per qualche via tortuosa. Sai che noia pedalare tutto il tempo in rettilineo?!
L’insegnante conosce la via più breve per portare il risciò alla meta, ma… attenzione! Arrivare prima, non significa sempre aver fatto un bel viaggio.
Un viaggio è bello quando è avventuroso, rischioso, quando sa emozionarci, quando ci fa perdere e poi ritrovare. Un viaggio è bello quando sul risciò si pedala al massimo, quando le salite vengono scalate un po’ alla volta, con qualche sosta, ma insieme.
Le parole dei ragazzi sono più importanti o meno importanti delle nostre?
Vengono prima o dopo?
Qui ci si gioca il ruolo dei ragazzi:
essere protagonisti o spettatori della scuola?
Come ogni mattina, come ogni mese e come ogni anno: a noi la scelta.
