UNA DOTE STRAORDINARIA


Ragazzi, ieri che giorno era?
Domenica!

Ok.
E perché, di domenica, migliaia di persone sono salite in macchina con pale, badili, scope, buste piene di viveri e indumenti… e sono andati ad aiutare i cittadini rimasti travolti dall’alluvione? Non potevano starsene a casa a riposare? O fare un pranzo con gli amici?
Certo, potevano prof! Ma sarebbero state egoiste!

Egoiste… Quindi tutti quelli che domenica hanno pranzato a casa con gli amici sono stati egoisti?
No! Però potevano fare di più!
In che senso di più?
Nel senso che potevano andare anche loro a spalare il fango.

Vedi Chiara è comprensibile questa tua riflessione ma… è un po’ difficile definire esattamente chi è egoista e chi no. Dipende anche dal punto di partenza non ti pare?
Perché? Che c’entra il punto di partenza?

Provo a spiegarmi meglio.
Siamo abituati a dividere il mondo in buoni e cattivi ma questa cosa molte volte non ci aiuta perché non funziona esattamente così. Più spesso, per esempio, il mondo potrebbe dividersi in chi giudica e chi agisce. Quelli che giudicano parlano sempre un po’ da fuori, quelli che agiscono può essere che facciano degli sbagli, ma almeno tentano di abbandonare la prigione invisibile della superficialità. Cercano di entrare nella concretezza, nella complessità della vita.

Infatti! E chi rimane a casa a guardarsi un film di sicuro non cerca di entrare nella concretezza! Ci sono da aiutare migliaia di persone!
Ok Kevin, però dimmi una cosa: noi che cosa sappiamo della vita di questa persona che sta a casa a guardarsi un film? Sai che settimana ha vissuto? Sai come sta di salute? Conosci il suo passato e cosa ha dovuto affrontare nella vita?
Quello che vorrei farti capire è che un po’ tutti abbiamo l’abitudine di fare delle valutazioni affrettate. Troppe volte occupiamo il tempo lamentandoci di cosa non fanno gli altri e dicendo cosa dovrebbero fare.
Ma la domanda vera è: noi siamo sicuri che stiamo facendo tutto quello che possiamo?
Non è che magari ci piace spostare l’attenzione sugli altri perché non siamo del tutto soddisfatti di cosa non riusciamo a fare noi stessi?
È una domanda eh ragazzi…

Onestamente prof non sono molto d’accordo. Secondo me semplicemente ci concentriamo sulle azioni degli altri perché è più facile.

Ok Giada. Ma argomenta un pochino… perché è più facile?
Beh credo sia più facile parlare degli altri perché parlare di noi non avrebbe senso. Noi quello che potevamo fare l’abbiamo già fatto no?

Ne sei sicura? Per carità, potrebbe essere eh?! Ma temo che non sia sempre così… Siamo davvero sempre sinceri con noi stessi? Esserlo sarebbe già un ottimo inizio!

Boh prof io dico che secondo me troppe persone pensano di sapere tutto degli altri, ma in verità non sanno un bel niente! E poi sono tutti arroganti! Tutti pensano di sapere tutto!
Ma Pietro stai dicendo tutti! Quindi vuol dire… anche te!
No Chiara! Io dico tutti gli altri!
Ah, allora stai dicendo tutti tranne te? Perché se dici tutti tranne te, stai esattamente giudicando da fuori come dicevamo prima!

Piano ragazzi, calma, non c’è bisogno di gridare. Rimaniamo nel mondo della cordialità per favore… e non dimentichiamoci da dove è partita la discussione.
È vero… da dove abbiamo cominciato?

Dal fatto che…
Ieri era domenica, giusto?


Ci stavamo chiedendo:
come mai, di domenica, migliaia di persone sono andate a sporcarsi di fango per ripulire le case, le cantine e i garage di persone a loro perfettamente sconosciute?

…Immedesimarsi.
Come Lapo? Senza paura dai, dillo a voce alta, così ti sentono tutti!
IMMEDESIMARSI!

Oh ora sì! Bene! E sai cosa significa?
…tipo mettersi nei panni degli altri?
Proprio così!
C’è una parolina molto antica che può aiutarci a capire meglio questo tipo di comportamento dell’essere umano: EMPATIA.
Deriva dal greco en-pathos che potremmo tradurre come “sentire dentro”. È la capacità dell’essere umano di sentire dentro di sé ciò che l’altro vive, di farsene carico. Potremmo dire che è un processo attraverso il quale riusciamo a calarci nell’altro per comprenderne il vissuto, le paure, le emozioni, le sofferenze… Pensate a quanto è bella questa cosa! Ci dice che l’essere umano esiste anche per riconoscersi nel dolore e nella gioia dell’altro. Ha cioè la capacità di capire gli altri da dentro!
Non vi sembra una dote straordinaria?

Ecco Gabri, proviene da qui l’espressione che hai appena citato: mettersi nei panni degli altri. Sarebbe come indossare l’abito che indossa l’altro.
IM ME DE SI MAR SI. Sentite come suona bene!?
Sapete che non mi piace obbligarvi a fare le cose ragazzi… Però questa parola deve rimanere vostra amica! Nel mondo ce n’è troppo bisogno!

…Ma prof, come si fa a farsi amica una parola?
Non occorre farsele amiche, Cosimo. Le parole sono amiche dell’uomo dalla nascita. Noi, poi, col tempo, non sempre le rispettiamo: pensa per esempio quando le giriamo per nostra convenienza, oppure quando non impariamo a usarle bene nel contesto adatto, o ancora, quando non le consideriamo più, come se fossero roba passata e finita. Poi, invece, ci sono casi in cui le pronunciamo troppo spesso e allora le svalutiamo, non le restituiamo con la giusta dignità.

Una parola amica è una parola da tenere stretta. Una parola che non dovete dimenticare per nessuna ragione! E se vi capita di perderla, cercate di riconquistarla il prima possibile!

Immedesimarsi
vale per ogni stagione della vita.
Non invecchia mai.
Non passa di moda.
Immedesimarsi
è parola-orizzonte:
guarda e mostra,
fa vedere la realtà sotto la realtà
e se non diventa azione, non esiste.
Ecco perché, quando diventa azione
dà respiro alla verità.

Prof, manca un quarto. Abbiamo ricreazione.
…Non mi ero accorto, scusate.
Per la prossima volta riflettiamo su quello che ci siamo detti oggi, ok? Proviamo a mettere in pratica questa parola.

Quindi prof proviamo a immedesimarci negli altri?
Proprio così! La prossima settimana ripartiremo da qui, raccontandoci com’è andata.


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