Cioè, fatemi capire. Uno studente è sfrontato, non ha rispetto per gli insegnanti e per gli adulti in generale, non porta quaderni e penne e non riesce a stare sveglio in classe… E la colpa di chi è?
«È di chi non lo sa appassionare». E nella maggior parte dei casi, essendoci una marea di genitori super appassionanti e stimolanti, pieni di ardore quando passano del tempo con i figli, la colpa è di noi insegnanti. Niente di male in questo. Anzi aggiungerei che tutto sommato a noi docenti ci sta anche bene che venga detto così. Perché chi insegna si porta sulle spalle un pacchetto vocazionale che deve contenere un altissimo livello di autocritica. Chi non lo ha, non dovrebbe fare nemmeno un minuto e mezzo in classe. Ecco allora che tutti sbagliamo. Sbagliano docenti, studenti, segretari, custodi… talvolta addirittura i nonni! I genitori praticamente mai.
In Italia negli ultimi anni amiamo ricercare colpevoli, ci piace tremendamente mandare alla gogna qualcuno e scaricare responsabilità. Nell’era della burocrazia ancora di più. Tutti avvocati e giudici, parrebbe. Si intende vero? Non mi piace la piega che abbiamo preso. Tuttavia, fare delle valutazioni, oltre che utile diventa anche indispensabile, soprattutto quando si ha il desiderio di migliorarsi come insegnante, come educatore, ma anche di migliorare come Italia e come Europa.
Alla base, allora, dovremmo domandarci: ma quei professori che hanno nel pacchetto vocazionale un alto livello di autocritica, tale da farli svegliare nel cuore della notte anche se non hanno figli, sono messi nelle condizioni di poter APPASSIONARE, di far crescere ogni studente della classe e dare dignità a una disciplina? Hanno le condizioni per poter avviare i ragazzi a un metodo di studio e ad una maniera propositiva di approcciarsi alla vita?
Perché OK l’autocritica, ma avere delle scuole in cemento, chiuse, poco luminose, con aule piccole e con materiale didattico di metà novecento, non so quanto aiuti.
Perché, se un italiano tra i 40 e i 60 anni, di qualsiasi provenienza regionale, andasse in visita alla sua antica scuola, avrebbe ottime possibilità di ritrovarla come l’aveva lasciata l’ultimo giorno di lezione. Anche questo non mi pare un segnale incoraggiante.
Perché se un dirigente scolastico, che ha mille responsabilità, non ha un minimo di autonomia decisionale sulla formazione specifica dei suoi docenti o su una loro selezione per entrare nell’istituto comprensivo, non capisco come funzioni il giochino.
Perché se ogni anno vieni estratto da un algoritmo digitale per andare in una scuola diversa, probabilmente lontana da casa, con studenti che non conosci, dirigente e colleghi che non hai mai incontrato… non sono sicuro tu possa cominciare l’anno al massimo delle tue possibilità. Perché se in classe l’insegnante più brava/o del mondo ha 27 alunni (con deroga che li può portare a 28) rimango serenamente scettico sul fatto che possa riuscire a incidere nella vita di tutti gli alunni come invece potrebbe se ne avesse 18 o meglio 15.
Ne vogliamo fare una questione politica? Direi proprio di sì!
Perché un contadino che ha in mano un annaffiatoio riempito solo per metà, come può dare acqua a tutte le piante di un campo?
Sono d’accordo, è brutto chiamarle CLASSI POLLAIO. Ma se in questo sistema-scuola gli insegnanti sono diventati dei numerini da pescare digitalmente e inviare a caso in giro per una regione, purtroppo anche il luogo del pollaio sembra proporzionalmente adeguato a questa inadeguatezza. Non ho idea di quale Bene Comune si stia considerando qua.
Certo che si può appassionare! Si deve! Ma lo si può fare solo conoscendo bene i ragazzi che si hanno di fronte, dedicando loro un tempo relazionale di qualità e non trattandoli come numeri o come galline alle quali gettare un chicco ogni tanto nel pollaio.
Nel mondo della scuola c’è da inaugurare un rapporto nuovo, anzi, un sistema di rapporti nuovi. I ragazzi hanno il diritto di capire dove ha inizio il loro viaggio per la felicità e il dovere di riconoscere che da soli non si arriva mai a destinazione.

Bravo Andrea, quanto è vero quello che scrivi, grazie per come sai essere così sincero e “leggero”…
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Sei sempre lucido e Ci vedi dentro le viccende. Questa mania di scaricar sugl’altri le proprie responsabilitá non va bene…anzi dispersa l’oggettivitá della comune responsabilitá ….bravo Andrea
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