IN BICI PER L’ITALIA, TAPPA 11: LORETO-AMATRICE


Lasciamo Loreto con uno splendido sole arancione sorto da pochi minuti. Prendiamo il primo treno per Ascoli, da dove in teoria ci sarebbe da pedalare per circa 80 km per arrivare a Collalto, piccola frazione di Accumoli, uno dei comuni più martoriati dal terremoto dell’estate 2016.
Facciamo una breve ma nutriente colazione in piazza ad Ascoli e poi saltiamo in sella.

La strada parte subito molto ripida e ci dà un assaggio di quello che troveremo anche più avanti. Una volta all’ora circa dobbiamo fermarci per mangiare e bere qualcosa. Diventa fondamentale non andare mai in down e mantenersi sempre con un livello di energia adeguata allo sforzo, così come diviene importante gestire la salita senza strappi e vivere la fatica con costanza e determinazione. Le tappe precedenti sono state un buon allenamento e il feeling con le bici è aumentato notevolmente, ciononostante siamo entrambi coscienti che i numeri delle app che stiamo consultando da giorni sono davvero impressionanti. Si parla di 1800 metri di dislivello, picchi che arrivano a più di 1000 metri di altitudine, pendenze che a tratti superano il 15%.

Alla partenza sappiamo senza dircelo che sarà una prova di forza e un test fisico decisivo per il completamento dell’intera impresa.
Allontanandoci dal capoluogo di provincia notiamo subito le poche auto, il paesaggio verde e boschivo, la totale assenza di bar, ristoranti e persone ai bordi delle strade.
Conosciamo i nomi delle salite, i metri, i dislivelli parziali… Si potrebbe dire che abbiamo tutti i mezzi per la conoscenza dei numeri, del meteo, i tornanti, eppure la verità è che non sappiamo nulla.

Le analisi, le statistiche e i grafici colorati possono essere certamente utili ma l’essenza sta da un’altra parte: è la popolazione, sono i paesini veri e propri, le condizioni sociali. Non sappiamo nulla di ciò. Ci mettiamo poco ad accorgerci che non esistono i mezzi pubblici che per tutta la prima parte di in bici per l’Italia hanno reso le tappe organizzate nei dettagli e nella gestione forze. Solo dei cartelli ai bordi della strada accennano a un autobus che però non passa ormai da anni.
Avete capito bene, anni.

Poco a poco si svela di fronte a noi la verità. Va ben oltre le app, i pedali, le borracce, oltre anche il Covid-19. Capiamo di essere dentro un viaggio diverso oggi, dentro una storia enorme, molto più grande di quella che immaginiamo. Il terremoto ha letteralmente spazzato via questa parte d’Italia. Non siamo più nell’estate del Covid-19. Siamo nell’unica estate che qui ricordano, l’estate che ha fatto fermare gli orologi, crollare i campanili, che ha devastato famiglie, azzerato ogni divenire. Attraversiamo i paesini che per un periodo sentivamo sempre nominare alla televisione. Non ne nominerò neppure uno qui. Tristemente lo scrivo, bisogna però prenderne atto: non esistono più. Sono pietre fredde, scheletri di architettura, ruderi che gli occhi non riescono a digerire. Rimaniamo ammutoliti per un po’, proviamo a raccontarci l’un l’altro ciò che vediamo ma il trauma è troppo forte per entrambi.

Le nostre preoccupazioni fisiche cessano dinanzi a tanto dolore. Siamo dentro a un dramma che è tutt’altro che concluso. Ogni giorno negli ultimi 4 anni qui ci sono persone che si svegliano. Si alzano. E cercano. Vagano per il loro irriconoscibile posto. Lo guardano e cercano. Cercano di ricordare com’era abitare in una casa, cercano di trovare un senso al tempo che si è fermato ma pur procede senza sconti. Sono trascorsi 4 anni. Ci sono solo macerie. Nessun giornalista. Nessuna telecamera. Nessun bar o parrucchiere o bottega, neppure una panchina con due anziani brontoloni. Dov’è la civiltà? Dov’è finita la fontana, la camminata per il corso, dove sono i lampioni, il supermercato…

Esiste solo il temporaneo rimedio SAE (soluzioni abitative in emergenza) cioè una serie di bungalow di 40 metri quadri con poche decine di persone all’interno. Tutto il resto è fatiscente. Qualche gru di tanto in tanto spunta dalle pietre ma in 4 anni non è avvenuto niente di rilevante. Dove sono le telecamere oggi? Dov’è finito il giornalismo d’inchiesta? È forse passata di moda la notizia del terremoto?

Ci fermiamo in curva durante una delle rare discese. Giuseppe sta sistemando l’orto proprio accanto alla casa che non può più accoglierlo. Ci racconta il suo momento e si commuove ripetutamente. Dopo 77 anni di esistenza ha perso ogni cosa. Non riesce più a sperare. Non gli appartiene più questa azione umana. Si trattiene dalle lacrime. Non può più pensare il futuro. È diventato impenetrabile dopo quello che è accaduto.
Una donna ci vede passare in bici e si incuriosisce. Si ferma a parlare con noi, ci offre un’aranciata e decide di mostrarci il paese ormai fantasmagorico. Di tutte le immagini una mi colpisce fortemente: osservando l’interno di una casa vedo un tavolo apparecchiato con tovaglia rossa, posate, piatti e due quadri attaccati alla parete. Nessuno è più entrato là dentro da 4 anni a questa parte. Oggetti di vita senza vita.

La signora ci consiglia poi di andare verso l’unico posto in cui potrebbero cucinarci qualcosa al volo. In  pochi minuti arriviamo all’agriturismo Lago Molo 2. Il piatto di amatriciana che mangiamo alle 16,30 è sia il pranzo che la cena della Tappa. Carmela, la gentilissima titolare ci fa portare anche un paio di dolcetti appena fatti. Alle 19, nonostante un ultima disavventura che ci fa percorrere 5 km di sentiero montano con le bici in spalla, arriviamo finalmente alla cameretta prenotata a Collalto. Doccia, scrittura e nanna. La sveglia è prevista per le ore 2. Tappa notturna per scendere fino a L’Aquila e poi giungere a Larino in Molise

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2 risposte a "IN BICI PER L’ITALIA, TAPPA 11: LORETO-AMATRICE"

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