IN BICI PER L’ITALIA, TAPPA 14: CASTEL DEL MONTE-BARI


La nostra vita è imprevedibile. È una freccia in volo, chissà dove colpirà.
Castel del Monte è lassù, ci attendeva immobile da secoli. È emozionante anche solo vederlo da lontano. Un ottagono di pietra bianca. Fiore Perfetto. Misterioso per come fu pensato e realizzato nel secolo XIII e misterioso ancora oggi, nell’estate del Covid-19. Chissà perché è lì, chissà perché con quella studiatissima struttura che tutto richiama tranne le armi e la guerra. Ci sono varie tesi a riguardo, storici di ogni corrente che si sono cimentati in congetture e leggende.

Io penso solamente una cosa, logica e semplice. Ai tempi di Federico II i castelli venivano costruiti esclusivamente per difesa, per proteggere, erano spesso al centro di questioni che interessavano battaglie, assedi, conquiste. E allora perché mai qui un castello? Attorno non vi è mai esistito alcun paese o villaggio per chilometri e chilometri. Se non è un castello per la guerra allora per cos’è? È un castello per l’amore. E l’amore ha le sue pietre bianche che riflettono il sole, le sue vie sotterranee, i suoi labirinti, torri che permettono di guardare lontano e stanze buie per un pianto in solitudine. Teresa d’Avila parlava del “Castello interiore” come metafora per descrivere la vita. Castel del monte è esattamente questo: nel guardarlo capisci che custodisce un segreto solo suo, come ogni persona del mondo.

Mancano 20 minuti all’alba quando Roberta e Giulia (figlie di Angela) rincasano dal sabato notte di lavoro nei locali sulla costa. Io e Stefano stiamo procedendo ai preparativi anche se leggermente in ritardo sulla tabellina di marcia. L’incontro in cucina è fuori dal tempo, forse solo una soundtrack del grande Morricone saprebbe descriverla. Chi apre il frigo e stacca un pezzo di bufala, chi mangia un plum cake e beve un caffè, chi mangia un fiorone e una banana, chi una focaccia con la ricotta. Siamo seduti al tavolo delle 5 di mattina, loro con esigenze salate, noi più dolci.
Che strano incrocio dei tempi questo. Loro ancora in un oggi interminabile, noi già nel domani della nuova tappa. A volte gioca strani scherzi l’alba, è il punto di incontro tra un ieri e un domani. È un Adesso che accende una musica unica. Così, in quei minuti, nelle poche parole che si pronunciano sul finire della notte, l’alba vince ancora: “Veniamo a vedere l’alba con voi dal castello.”

Lo raggiungiamo in poco tempo tutti e quattro. Due fratelli e due sorelle, due ieri e due domani. La somma matematica è un Adesso, arricchito dalla spensieratezza estiva.
La nostra vita è imprevedibile. È una freccia in volo, chissà dove colpirà.
Una delle tesi più seguite descrive Castel del Monte come il luogo prediletto di Federico II per le osservazioni astronomiche. Il Castello è così tanto nel pieno nulla che il cielo sembra concedergli colori del tutto esclusivi.
Italiani, è l’alba. È l’alba da uno dei castelli più belli del mondo. È l’alba della fratellanza e della sorellanza, una libertà che ci permette di cantare Jovanotti, ridere, fare qualche foto e infine salutarci. Noi dobbiamo pedalare fino a Bari, Giulia partire per Firenze dove nei prossimi giorni si esibirà con il violino, Roberta deve dedicarsi alle sue canzoni e l’uscita del nuovo album.
La nostra vita è imprevedibile. È una freccia in volo, chissà dove colpirà. In questo grande Mentre di sospensioni tra un oggi e un domani, l’alba di Federico II rimarrà intatta nei nostri ricordi.

La strada per Bari è bella, fresca, poco trafficata. Sarà il buon umore, la pianura o la voglia di riposo, ma i 65 km li divoriamo in meno di due ore. A Bari l’amico Domenico ci accoglie, ci prepara della frutta fresca e ci permette di riposare per ore ed ore indisturbati. Apro gli occhi alle 16,30. Per la prima volta, dopo due settimane, riposiamo 4 ore di fila. Ne avevamo veramente bisogno.

Giriamo in scioltezza per le strade domenicali di Bari. Andiamo alla Basilica di San Nicola, attraversiamo il quartiere di Bari vecchia parlando con qualunque anziana ci capiti sottotiro. Amiamo le nonne, questa è la verità. Raccontano storie che nessuno sa, lavorano la pasta con le mani, usano un linguaggio d’altra epoca. Sono poetiche di nascita. Tra tutte conosciamo Angelina, nella Strada Arco Basso, passiamo con lei un piacevolissimo quarto d’ora, filmandola mentre tagliuzza orecchiette con la stessa semplicità con la quale Antonio Cassano palleggiava per queste viuzze bianche negli anni 90.

Ceniamo con 3 mega panzerotti e due Peroni come vuole la tradizione giovanile barese. Dolcetto finale alla Gelateria Gentile e poi via verso casa.
Bari è il punto più lontano che raggiungiamo in questa avventura. Il giro di boa sarà a Matera, punto più a sud, ma da Bari si potrebbe quasi dire che cominci il ritorno. Se davvero di ritorno si può parlare… Perché da certi viaggi non si torna mai. E ho come l’impressione che in bici per l’Italia sia un viaggio unico nella vita. Uno di quei rari viaggi di sola andata. 

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