IN BICI PER L’ITALIA, TAPPA 15: BARI-MATERA


L’ultima alba sul Mar Adriatico ci dice che è arrivato il momento di virare verso l’interno. La sfera arancione illumina il porto, la cattedrale e i palazzi che si affacciano sul mare. Ciao Bari, ci sei piaciuta assai.
In sella alle bici ci muoviamo per uscire dalla zona cittadina prima che scoppi il traffico della settimana di lavoro. La strada è meglio di quello che immaginavamo, dopo un lungo pezzo di statale arriviamo a Cassano delle Murge. Ci fermiamo 5 minuti in piazza Dante Alighieri per riempire le borracce alla fontana e per fare qualche esercizio di stretching prima della salita.

Comincia il regno dei paesini che stanno tra la provincia di Bari e quella di Matera, tra Puglia e Basilicata. Quando oltrepassiamo Santeramo in Colle abbiamo finito le salite principali e ci abbandoniamo alla discesa in mezzo ai campi gialli della Lucania. Sulla carta si direbbe che il viaggio sia stancante. Certo, stanca il partire ad ogni alba da un luogo all’altro. A volte ci penso, siamo come nomadi. Nomadi per meraviglia. Cavalchiamo terre lontane. Ci lasciamo alle spalle città eleganti, paradisi costieri, persone che ci ospitano e ci invitano a restare qualche giorno in più. Ogni mattina lasciamo la comodità che, con il secondo giorno crescerebbe. Quando la tappa comincia a dare i primi segni di poter diventare vacanza, in quell’istante ci guardiamo e sappiamo che è il momento di partire.

Il viandante è così, si abbevera e riparte per altre sorgenti. Non è facile, credetemi. Il cuore soffre le partenze, deve superare la tentazione dell’abitabilità, della suggestiva chiamata a rimanere nella bellezza appena rivelata. Quando si decide di fare un viaggio di questo tipo, però, si deve mettere in conto. È un giro che costantemente lascia e raddoppia. È ogni volta un rilancio. Non si difende nessun territorio, non si costruisce nessuna roccaforte. In bici per l’Italia nasce anche come scommessa, rischio, in questo sì, è assolutamente viaggio di sola andata.
Le bici volano in discesa e gli occhi passano e ripassano sui campi lucani, godono di paesaggi inenarrabili. Libertà di confine. Chissà dove comincia la Basilicata, chissà dove finisce la Puglia. Non è poi così importante.
Durante la discesa scrutiamo 3 o 4 paesi all’orizzonte. “mancano pochi chilometri a Matera, dev’essere uno di quelli” , pensiamo.
E invece no.

La città dei Sassi ci appare davanti solo dopo una breve salita. È bianca, petrosa come l’Itaca cantata da Foscolo, mediorientale in ogni tratto. È Gerusalemme. Non è un caso che Mel Gibson l’abbia scelta per girare The Passion nel 2003.
All’arrivo ci riposiamo e poi nel pomeriggio Uccio e Maria Chiara ce la fanno girare tutta, ce ne fanno vedere gli angoli ricamati e quelli ancora selvaggi. Saliamo al belvedere e Uccio, uno degli artisti più riconosciuti di questa terra, ci narra la storia, le problematiche, i progetti di rinnovo, le sfide che Matera sta affrontando. È una full immersion, molto più di una visita guidata, molto più di una semplice esplorazione. Uccio ci fa entrare in un’arte che nessun luogo più di questo può testimoniare. Sto parlando dell’arte dello scavare.

Matera è un presepe ricavato dalla roccia, un unico blocco composto di vari sassi. Le case sono scaglie di pietra, temporanee ed eterne, dimenticate per lunghi tratti della loro storia ma piene di vita, di senso, di comunità. È un mondo indistruttibile Matera, ma anche provvisorio come una grotta. Difficile da raggiungere con i mezzi pubblici, difficile da capire in un solo pomeriggio, ma alla stessa maniera un mistero che ogni occhio apprezza all’istante. Capitale europea della cultura 2019 sperava di proseguire l’epoca del rilancio, il Covid-19 ha bloccato gli arrivi e forse qualche sogno sbocciato troppo in fretta.

Ceniamo da Panecotto, un posto favoloso che è anche cooperativa sociale. Osteria ricavata da una grotta dove possiamo assaggiare alcune delle tradizionali delizie del luogo e un rosato che al naso dona piaceri fruttati indefinibili. C’è poco da fare, tra le meraviglie del nostro incredibile Paese ce ne sono alcune che vanno dirette al palato. “Si può mordere la meraviglia maestro Andrea?” Immagino un bambino di terza o quarta elementare che me lo chiede con i baffi di cioccolato durante una ricreazione.
Se qualcuno volesse provare a rispondere di no faccia pure. Io le bugie ai bambini non le dico.

Salutiamo con gratitudine Said, giovanissimo gestore di Panecotto, “grotta delle meraviglie del palato” . Ha aperto appositamente per noi il ristorante di lunedì e ci ha serviti come fossimo clienti abituali. Salutiamo gli amici Uccio e Maria Chiara e crolliamo subito a letto. Perché è giusto vivere Matera in tutti i suoi storici aspetti. L’ultimo è il più importante: dormire come sassi. 

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