IN BICI PER L’ITALIA, TAPPA 18: NAPOLI-VENAFRO


Napoli di luce aurorale è uno spettacolo. Si starebbe a guardarla per ore nel dormiveglia estivo mentre il mare gioca a bagnare i piedi del Vesuvio. Lasciamo il porto intorno alle 6 e l’idea è quella di cercare un posto buono per fare colazione. A Napoli, si sa, ce ne sono una miriade ma con Stefano abbiamo fatto una scelta ben precisa lungo tutto il viaggio: non prendiamo nulla nei bar con slot machine. La miriade di posti si restringe così notevolmente e diventa complicato trovare un bar che ci soddisfi. Sono anni ormai che ci rifiutiamo di consumare prodotti venduti in locali con slot, siamo contro il circolo vizioso dell’azzardo che crea disagi sociali tra giovani e adulti e semplicemente premiamo chi decide di non mettere slot nel proprio locale.

In questo viaggio per l’Italia non è stato facile in certi momenti, quando ti trovi a corto di acqua o di energie riuscire a dire di no e ripartire in bici è la cosa più complicata del mondo. Soprattutto nel centro sud la piaga del gioco d’azzardo sta dilagando da anni, le periferie delle città sono le più colpite. È sempre più raro trovare locali che scelgono di non avere macchine mangia monete… Ma per fortuna qualcuno c’è, anche a Napoli. 
Dopo aver colazionato finalmente siamo pronti per partire. Mentre ci stiamo sistemando guanti e casco un uomo si avvicina e ci chiede cosa stiamo facendo, dove andiamo, perché. Quando è così non ci sono orari, bisogna dare spazio alla persona, all’incontro casuale, al curioso interessamento.

Ciro è un uomo che ha superato i sessant’anni e nel sentirci raccontare del giro si emoziona vistosamente. Non nasconde le lacrime. Si percepisce che starebbe con noi a parlare per un giorno intero, che quell’incontro gli fa bene al cuore. Ci racconta dei suoi sogni di ciclista ma anche dell’impossibilità di raggiungerli per ragioni fisiche.È un momento che dura alcuni minuti ma è forte… E penso che sia la gente, ogni giorno e in maniera nuova, a dirci cosa veramente sia In Bici Per L’Italia. È uno spazio aperto e in formazione che permette di sognare la propria impresa, ritrovare un ricordo nostalgico di gioventù o un desiderio perduto di avventura. Sono queste le cose che fanno vibrare l’uomo di ieri e di oggi. In mezzo ai mille cambiamenti epocali lo spirito d’avventura è troppo radicato nell’essere umano per cessare d’esistere. E forse ci mancava un po’ questo lato di Napoli: la lacrima, il rammarico della meraviglia che fa onore, la mancanza intatta del tempo felice.

La reazione commovente della gente a volte dona orgoglio a ciò che fai. E tu stesso ritrovi un senso perduto, riaffiora il primo istante in cui scegliesti di partire. Ciro è solo un semplice passante. Ciro è il senso stesso del nostro viaggio, il senso pieno di questo mese di pedalate giornaliere. Saper di essere nel sogno di Ciro ci carica e ci accarezza. È questa la rinascita, la ripartenza per un’altra tappa, per un’altra storia.La strada per uscire dalla città è difficoltosa, il caldo ci attanaglia fin dalle prime ore del mattino e il GPS (fin qui quasi impeccabile) ci porta su una via isolata, una landa sterrata piena di detriti che rallenta di molto il programma. Per fortuna dopo un’ora e mezza circa ne veniamo a capo grazie alle indicazioni provvidenziali di un contadino. Rimane da percorrere un tragitto di ancora 60 km circa, tutto nel traffico della statale. Uno degli elementi più complicati per la vita del cicloviaggiatore è proprio il traffico, lo sfrecciare di camion e auto mentre provi a gestire il controllo del mezzo sul bordo della strada tappezzata da buche e vetri. Ci vuole concentrazione massima.

Nel 2020 i rischi per una persona che vuole girare l’Italia in bici sono tanti. Non ci sono tutele alcune. Le poche piste ciclabili che abbiamo trovato finora sono corsie spesso fatiscenti che si concludono su marciapiedi, strade senza uscita, sabbia, sassi, parcheggi sterrati. La verità è che c’è da lavorare tanto, da attivare dei processi lungimiranti per il viaggio lento e soprattutto c’è da cambiare mentalità. La svolta deve avvenire prima di tutto a livello culturale… Ma saremo pronti nei prossimi anni a metterci tutti in discussione per cambiare il nostro modo di vivere e di viaggiare?
A 30 km dall’arrivo facciamo una sosta in un bar di strada. Incontriamo qui il simpaticissimo gruppo ciclisti sant’Arpino, uno di questi inesauribili ciclisti, quasi tutti con i capelli argentati, è il padre di un ragazzo che si sta trasferendo a lavorare a Figline e Incisa Valdarno, cioè casa nostra. Incredibile coincidenze del viaggiare. Mandiamo un video al figlio e ci salutiamo allegramente.

Arriviamo a Venafro in Molise piuttosto provati dopo una tappa di 90 km di sole e traffico. Per fortuna ad accoglierci c’è la famosa Maestra Filo, collega insegnante, punto di riferimento per tantissime maestre elementari in Italia e negli ultimi mesi anche all’estero. Sulla sua pagina Facebook è seguita da decine di migliaia di persone. È una docente giovane, innovativa e appassionata. Durante la quarantena ha tenuto alto il livello della Didattica a Distanza e una marea di insegnanti si sono ispirati a lei. Oltre ad essere una maestra straordinaria è soprattutto un’amica e quando si arriva da un viaggio complicato, un volto franco fa davvero bene. Ci prepara subito un piatto di pasta, un tagliere di affettati e formaggi, tramezzini, succhi di frutta, gelati….. Insomma siamo in un posto in cui non siamo mai stati, eppure anche qui siamo a casa.

Nel pomeriggio Filomena ci porta in visita nel basso Lazio, all’incredibile abbazia di Montecassino, distrutta e ricostruita innumerevoli volte lungo l’arco della storia. Parliamo del monastero più antico d’italia, un luogo molto importante per la storia del nostro Paese e del cristianesimo così come lo conosciamo oggi. Qui San Benedetto da Norcia, patrono d’Europa, scrisse attorno al 540 la famosa Regola Benedettina. Facciamo in tempo a visitare all’interno del monastero anche la sua tomba e quella di Santa Scolastica. Terminiamo la visita ammirando l’immensità del panorama dalla terrazza di fronte alla basilica.

Ci spostiamo poi verso un altro luogo sacro, Castelpetroso, dove il 22 marzo 1888 la Madonna apparve a due pastorelle. È un luogo stupendo, silenzioso, immerso nella natura, uno di quei posti che ti riposano l’anima indipendentemente dalla fede o dal credo personale. La sera ceniamo in compagnia di Paolo, fidanzato di Filomena. Una cena tradizionale in una piccola frazioncina situata sopra Venafro. Buon vino, ampio antipasto, focaccia e chicche molisane.Una serata davvero giusta, in amicizia, con il suono rassicurante del campanaccio delle mucche a far da sottofondo. Stefano sta per addormentarsi al tavolo dell’osteria. Dallo scoccare delle 22 siamo ormai entrambi ubriachi di sonno. Sono cambiate le abitudini, i ritmi, siamo forse cambiati un po’ anche noi. Salutiamo Paolo e Filomena, ancora una volta con la gratitudine nel cuore. L’indomani i fratelli Cardinali lasceranno il Molise, unica regione (tra quelle attraversate) nella quale nessuno dei due era mai stato. In bici per l’Italia l’ha toccata due volte, a Larino e Venafro. Due tappe memorabili alla scoperta di persone sensazionali e bellezze non così conosciute.

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Partecipa all’arrivo di Andrea e Stefano il 27 luglio alle ore 19 in Piazza Marsilio Ficino a Figline Valdarno (Firenze) ! Ti aspettiamo!


2 risposte a "IN BICI PER L’ITALIA, TAPPA 18: NAPOLI-VENAFRO"

  1. Troppo bello quello che scrivi.. In qualche modo il vostro viaggio è diventato un po anche il nostro. E l’immagine del sig. CIRO di cui parli, penso che mi rimarrà impressa per sempre. Ci sono troppe persone al mondo che non sono riuscite ad esaudire i propri sogni. Il mio desiderio post covid è proprio questo. Vorrei più Sogni per tutti. Ciao ragazzi

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