IN BICI PER L’ITALIA, TAPPA 20: ROMA-ASSISI


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Lasciare Roma all’alba non è semplice: i suoi colori ancora timidi, la sua maestosa bellezza, il Colosseo che gioca con i raggi del sole sotto gli archi millenari, la quiete per le strade di un quotidiano caos. È affascinante, ma la viviamo solo per pochi minuti, poi in volata alla Cipollini saltiamo sul treno diretto in Umbria. A Spoleto colazione da sultani in pasticceria. Un triplete di cornetti a testa e un cappuccino. È il record di In Bici per l’Italia. Ci godiamo la ciclovia che da Spoleto va ad Assisi passando per Foligno. Forse l’unica vera pista ciclabile di tutto il nostro tour italiano, un tesoro di strada che costeggia campi di girasole, fiumiciattoli, casette di campagna. Avrebbe tutto per essere una delle piste ciclabili più belle d’Europa se non fosse che le indicazioni sono parziali e che l’asfalto andrebbe curato in alcuni punti molto di più.

Per la prima volta comunque riusciamo a fare un tratto di strada parlando serenamente senza auto con il fiato sul collo. È impossibile tirare le somme di un viaggio così. Ci sarebbe da fare mente locale, ripercorrere le emozioni, le persone, i gesti, i momenti catartici… Solo in parte riusciamo a farlo. Ci siamo ancora troppo dentro per osservare da fuori, troppo dentro per usare la ratio in maniera accademica.
All’altezza di Foligno incontriamo 3 ciclisti abbastanza in là con gli anni. Conoscono bene la strada e ci affianchiamo a loro fino a Bevagna, un paesino incantevole e ricco di tradizioni antiche. Stiamo così bene con loro che decidiamo di proseguire insieme. Si chiamano Desiderio, Mario e Giovanni Paolo, quest’ultimo in particolare mi racconta dei suoi viaggi in bici per il mondo intero. Un ultraottantenne pieno di saggezza, esteticamente tutto casco e polpacci, ex professore di lingue. Ogni giorno della sua vita si fa una cinquantina di km a sciogliere, negli ultimi anni con la bici assistita. Mi consiglia un paio di riviste per Cicloviaggiatori, una casa editrice che potrebbe fare al caso nostro e soprattutto mi narra in diretta i suoi viaggi dal Brasile a Cuba, dall’Ungheria alla Scandinavia. “Mi manca solo l’Australia ma non credo che riuscirò ad andarci in questa vita.” mi confessa. Mi si stringe il cuore e colgo l’occasione per raccontargli qualcosa della Terra dei Canguri che negli ultimi 10 anni ho potuto esplorare e vivere in tre momenti diversi.

Tra una pedalata e un racconto il viaggio si fa breve. Beviamo un caffè e un succo nella cittadina di Cannara. Ci scambiamo i contatti e siamo pronti per ripartire verso Assisi. Conosce come i miei nonni tutte le piante e le coltivazioni, non si ricorda i nomi delle vie ma ti sa portare su ogni strada, ha il fare degli uomini di un’era che non esiste più ma con alcune buffe attualizzazioni. Conversiamo in inglese e in spagnolo come farebbero due giovanotti appena tornati dall’Erasmus. È uno spettacolo d’uomo e i suoi amici non sono da meno. La bici ci unisce tutti, ci unisce il viaggio, lo sport, l’amore per il mondo e la scoperta, le lingue, la natura, l’essere gli uni una possibile guida per gli altri e viceversa. In quest’epoca di pochi punti fermi e scarsa memoria, di paraocchi culturali e formazione vaga, ci sono ancora dei viaggiatori antichi che hanno dell’incredibile, passisti lenti che imparano più velocemente di quanto si pensi. Per chi come me e Stefano vorrebbe imitarli, sono dei tesori inesauribili, maestri di un raro approccio alla vita.

Ci salutiamo alle porte d’Assisi, stupenda città che si regge sulla figura di San Francesco padre della povertà e dell’umiltà. La contraddizione è che i prezzi sono tra i più alti di tutto il nostro viaggio. Menù turistici, pizze di scarsa qualità che costano 13,50 euro. C’è un tipo di turismo religioso che prende forma dalle leggi del consumo e non ha purtroppo nulla a che vedere con l’esperienza spirituale. Alle spalle ecco i mercanti che ne approfittano. Mi fa male scriverlo ma Assisi oggi potrebbe essere molto meglio di quella che è. “Non fate della casa del Padre mio un mercato”. Il pericolo dei “venditori nel tempio” è oggi sempre più evidente. E dispiace quando vedi un centro sacro di spiritualità diventare un luogo di pura compravendita.

Detto ciò vi è anche la parte bella: la disponibilità dei frati, i pellegrini che percorrono centinaia di chilometri per arrivare qua, gli ostelli con i volontari e le volontarie che ti accolgono.
È una città che merita sempre, la scelta sul come viverla poi dipende da te. È uno di quei luoghi che non poteva comunque mancare nel giro dello Stivale. La nostra avventura sta per giungere all’ultimo passaggio di confine regionale, quello tra Umbria e Toscana. Da un punto di vista geografico si direbbe un ritorno… Ma per la geografia del cuore funziona alla stessa maniera?

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2 risposte a "IN BICI PER L’ITALIA, TAPPA 20: ROMA-ASSISI"

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