IN BICI PER L’ITALIA, TAPPA 21: ASSISI-SIENA


PARTECIPA ALL’ARRIVO DI ANDREA E STEFANO il 27 luglio alle ore 19 in PIAZZA MARSILIO FICINO – FIGLINE VALDARNO (FIRENZE) ! Ti aspettiamo!

Sto scrivendo questo pezzo davanti alla Torre del Mangia, in Piazza del Campo a Siena. Appoggiato con le spalle alla Fonte Gaia che domina il centro della scena di questa meravigliosa Conchiglia composta di pietre a lisca di pesce. Bambini che giocano a calcio, donne incinte, passeggini, gelati, cani, baci di innamorati. La luna accarezza i merletti delle terrazze mentre Stefano, a pochi metri da me, seduto su un gradino, scrive una poesia. Non saprei come fare a raccontare la tappa di oggi. Potrei dirvi che la Basilica di Assisi era di un bianco immacolato mentre da est saliva l’aurora del mattino, che la strada per Perugia è stata impegnativa e che sul Trasimeno il fascino dell’acqua di lago ci ha ammutoliti per minuti e minuti. Potrei raccontarvi che scalare la città vecchia di Chiusi è stato faticosamente divertente, così come attraversare il confine toscano ha cristallizzato in noi il pensiero che stiamo esaurendo i metri di strada. Dopo centinaia di migliaia di pedalate, queste sono le ultime di un sogno.
Dovrei forse raccontare dell’arrivo a Siena, una città che non ha mai smesso di vivere nel medioevo, che con i suoi vicoli sale e scende quando vuole lei, che è città ma è anche solo un paese.

Mano a mano che le luci del cielo si abbassano di tono, Siena aumenta di rossore. È come una fanciulla alla quale fai un complimento inaspettato. È una finta prima donna questa città. Quando sei da solo con lei entra nel timido, non vorrebbe farti sentire la sua delicata fragilità. È misteriosa come dopo il primo appuntamento, eppure rimarrebbe misteriosa anche dopo averla vissuta per decenni. A volte penso che le cose o le persone che suscitano in noi la sensazione del mistero sono quelle che ci avvicinano di più all’eternità o perlomeno al suo vero significato. Forse per questo qualcosa ci spinge (almeno fino a una certa età) a innamorarci di chi ci considera meno. Perché è un vero mistero il fatto che non riusciamo a suscitare abbastanza mistero in quella persona.

Perdonatemi. Non avevo programmato di essere sentimentale in questo viaggio ai tempi del Covid-19 ma, quando senti che il cerchio inizia a chiudersi, uno straordinario principio di nostalgia comincia a sdraiarsi sull’anima come le onde sui lidi del sud. C’è chi pensa che la nostalgia sia un segno di debolezza, un ingranaggio di tristezza che bisognerebbe evitare di mettere in moto. Io non lo penso affatto. Certo, non puoi essere nostalgico acca 24, se è così forse è il caso di farsi dare una controllatina. La nostalgia in sé però è sana, è una lampadina di vita. Si accende quando riaffiorano i momenti felici, attimi per i quali senti che è valsa la pena di aver vissuto e di vivere.

Ogni viaggio, se è stato grande, tornerà a farti visita, ad accenderti la lampadina della vita. Non di tutti i viaggi però si ha nostalgia alla stessa maniera. Avrei bisogno di più tempo per pensare i diversi livelli di nostalgia e il principio che regola la loro qualità. Ma adesso non è questo il punto. Il punto è che tra poche ore i raggi del sole torneranno a far arrossire la Fanciulla nella sua Piazza del Campo e io e Stefano saremo qui ad attenderli per la ventiduesima volta consecutiva. È incredibilmente arrivato l’ultimo inizio di IN BICI PER L’ITALIA. L’inizio dell’ultima tappa. 

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