SIGARETTA


La sigaretta è un aggeggio mortale.
Due tirate alla volta per uccidere qualche ricordo del liceo.
Sfumacchio lento, cosciente, andando precisamente contro il tempo che vivrò nel mondo e sdraiandomi a fianco alle ore che spenderò fuori per passatempo.
Mi contraddico ogni volta che slitto le labbra sul filtro e che aspiro esattamente come faccio con l’armonica a bocca. Solo qualche nota, tutto qua.
Me ne muoio in pace per di più. Togliersi vita così, è perdutamente affascinante, altrimenti chi diavolo fumerebbe davvero? Fumare è un po’ come prendere in giro la morte. Oppure no. Forse ho subito da cambiare. Fumare è prendere in giro la vita.
Quale inaudito controsenso!
L’essere, che è vita, inietta in sé una possibile dose di morte. Da dove imparai una tale follia!
Qualcosa di codesto mi fa rabbrividire.
Sono obbligato ad andare avanti a scrivere poiché son fragile e poco attento. Per capire il mondo e ciò che vi accade all’interno, ho bisogno di ascoltare le parole che mi escono scritte.
Sto fumando sopra e sotto questi pensieri. Ogni volta mi tocca riaccendere il mozzicone per riprenderlo da dove il vento ha deciso di farne consumo.
La sigaretta è un urlo della vita. Un cazzotto al mondo. Un passo ingiustificato del viaggio.
Aspiro. Palleggio il fumo e lascio che se ne vada prodigiosamente. Non so in quale luogo me ne stia adesso. La sigaretta è come una regione disabitata della mia realtà.
Dove finisco quando fumo?
A quale altezza dell’universo si fermano le piume del mio essere?
I più apprezzati pensatori locali, forse, direbbero che la sigaretta è solo un modo come un altro per cercare di sentirsi parte viva di questo mondo. È un pensiero parziale.
Non sarà forse che ci si trovi in una parte morta del mondo? Penso a un largo territorio pieno di giorni abbandonati, un paese inutilizzato ove tutto galleggia in un tempo passivo.
Non è l’uomo a fumarsi la sigaretta, è la sigaretta a fumarsi l’uomo.
Perdinci che roba.
Quindi è l’uomo che fuma se stesso!
E il vizio è la necessità al devoto consumo di una parte di sé.
Eh sì.
“L’essere è. Il non essere non è.”
Quanto cavolo darei per fumarmi una sigaretta con Parmenide?! Quel ragazzo doveva essere un dritto. Sono quasi sicuro che si limiterebbe ad osservare in silenzio. Calata dopo calata. Vortice dopo vortice. Ascolterebbe il suono della bocca che aspira e dei polmoni che aprono le finestre all’eleganza della morte.
Non credo che capirebbe qualcosa in più sull’essere. Piuttosto gli si apparecchierebbe un caotico scenario tra chi fuma e chi viene fumato. Un uomo che se ne va in fumo verso una landa di giorni incompiuti.
Oppure, gli si illuminerebbero gli occhi quasi immediatamente. E rendendomene conto, tra un tiro e l’altro, userei un filo di voce:
“Vuoi provare Parmi?”
…Chissà allora cosa potrebbe accadere.


3 risposte a "SIGARETTA"

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