CHI DOVREMMO ESSERE


14 novembre 2017. Il sole va e viene su questa decadente mattinata italiana fuori dal mondo. Niente sembra poter cominciare ancora. Da quando esiste il nostro calendario tre giorni sono il minimo indispensabile per risorgere. Ancora non siamo pronti per farlo.
E fuori è buio cantava Tiziano Ferro in una delle più nostalgiche canzoni italiane del dopo 11 settembre. È buio perché un fatto simile non accadeva dal 1958 e tornare a guardare la realtà con quegli occhi lì, per molti italiani che non erano ancora al mondo, non è proprio possibile. Fuori è buio stamattina, perché ogni bambino italiano, da sempre, sogna il Mondiale. Sogna di vederlo, di vedersi in campo con una di quelle 11 maglie azzurre. Oggi è buio in quei sogni, come se si fosse ridotta la capacità (naturale nei bambini) di immaginare il futuro, i mondi possibili. Certo, lo vedranno il Mondiale, vedranno lo spettacolo di colori e di bandiere ma non sarà lo stesso, perché quando gioca la Nazionale c’è un paese intero (il proprio) che vibra, che si emoziona. Ed è il senso di unità nel partecipare all’evento sportivo che lo rende un evento anche “sociale”, termine usato, non a caso, dal nostro capitano Gianluigi Buffon in lacrime nel post-disfatta. Dal fatto sociale bisognerebbe proprio ripartire poiché fischiare l’inno nazionale della Svezia, come venne fischiato l’inno argentino nel Mondiale italiano del 1990, è un comportamento indegno che segnala un problema extra-calcistico importante.
L’ultima immagine dell’inenarrabile avventura in maglia azzurra di Buffon, alla quale ha portato rispetto, talento, esperienza, onore, vittorie, non è tra i pali o in lacrime a fine partita, non è neppure nel bacio alla Coppa del Mondo 2006, ma schierato lì in mezzo, con i suoi compagni durante l’inno della Svezia, ad applaudire a testa bassa (per la vergogna?) tentando invano di coprire i fischi assordanti di San Siro.
Grazie Gigi, un immenso grazie, perché fino all’ultima apparizione hai cercato di ricordarci chi eravamo, chi siamo stati, o forse chi dovremmo essere.


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