IN BICI PER L’ITALIA, TAPPA 5: LA SALLE-MILANO


Dormire in baita a 1600 metri è sempre uno spettacolo, durante un’avventura del genere ancora di più. L’alba che striscia di luce le cime più alte d’Europa è un’immagine da ricordi indelebili. Si possono immaginare mille cose prima di partire per un lungo viaggio on the road, ma la realtà poi è sempre originale, accade nel mentre ed è allora che ti scopri spettatore dell’imponderabile, osservatore dell’immenso.

La scelta di partire, del resto, si porta dietro una slavina di eventualità insospettabili durante l’ideazione del tragitto. Le antenne devono sempre stare alzate per captare ogni segnale irripetibile del viaggio. In effetti è da questo pensiero che è nata la missione di Trucioli di mondo, libro e blog: non farsi sfuggire neanche un pezzetto, neanche una briciola di ciò che di più bello ci passa attorno. Raccogliere ogni attimo che accade, ogni colore, ogni sfumatura. E non riesco mai a quantificarle le sfumature nei miei viaggi… Per questo devo appuntarle da qualche parte, altrimenti le farei cadere nell’oblio.

Facciamo colazione in baita con Pan di Stelle, marmellata alle ciliege, caffè macchiato, una banana e Stefy un pezzo di fontina in chiusura. “Troppo buona” dice.
Questo sì che è un aspetto bello di quando si fanno viaggi fisicamente impegnativi: si può mangiare un visibilio. In generale sarebbe buono impostarsi un discorso di base in rapporto al proprio fisico, ma poi quando sei lì, se c’è da sgranare roba buona si va a diritto! Viene comunque bruciato tutto nel giro di poche ore di pedalata. E poi parliamoci chiaro, se c’è una cosa per la quale il nostro Paese viene apprezzato in tutto il mondo sono le prelibatezze da mangiare!

All’alba ci laviamo il viso nella fontana di fronte al rifugio, immergiamo le gambe a gradi tre. Gelo rigenerante. Poi partiamo. Da Aosta arriviamo in treno ad Ivrea e da lì si sfreccia verso Vercelli. Facciamo alcuni tratti di Via Francigena e una parte della Strada Reale dei Vini Torinesi. Non possiamo fermarci a degustare, ci accontentiamo di costeggiare vigne e boschetti, entriamo in piccoli borghi deserti e freschi. Purtroppo la piana sottostante ci tocca dalle 10,30 in poi… Vento contro, sole bollente e tragitto quasi totalmente in statale. Ci alterniamo a fare il passo con un buon lavoro di team ma ad essere sinceri alla stazione di Vercelli ci arriviamo piuttosto stanchi. Da qui saliamo a bordo di un regionale e attraversiamo il confine lombardo, fino a qualche mese fa vera e propria dogana del Coronavirus, zona ad alto rischio contagio. (Anche se parlare di dogane per una malattia che è in tutto il globo suona molto irreale.)

A Milano ci riposiamo e facciamo un check bici alla Decathlon del Castello Sforzesco. Abbiamo questa immensa fortuna, grazie alla Decathlon di Arezzo, (la nostra di riferimento) , possiamo fare Pit-Stop gratuiti nelle Decathlon di tutto il Paese. In Bici Per L’Italia è un progetto di viaggio piaciuto a molti prima ancora che cominciasse, alcuni si sono offerti di darci una mano con le spese del viaggio, con accoglienza, una maglietta, un oggetto, un pensiero. Continuano ad arrivarci messaggi di auguri, sostegno, interessati che vorrebbero fare qualcosa del genere e ci chiedono indicazioni e consigli.

Non abbiamo mai pensato a questa avventura come una cosa solo nostra. Non potrebbe stare in piedi come faccenda in sé, sarebbe vuota di significato e verrebbero a mancare le motivazioni principali che fanno girare ogni giorno i pedali. No. È di tutti questa traversata italica, di tutti quelli che vorrebbero o avrebbero voluto farla. Di tutti quelli che amano lo slow travel, lo sport, l’arte, l’avventura e soprattutto… l’Italia. Oggi entrando in un borghetto antico ho augurato buona estate a una signora passandole davanti. Sapete cosa mi ha risposto? “speriamo finisca presto!” si riferiva ovviamente al Covid.
La condividiamo tutti questa frase. Ed è la prima volta in epoca di globalizzazione che il mondo intero, dai borghi alle città, da occidente e oriente, spera così fortemente e insieme.

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