CAPIRE IL CAPITABILE


Di colpo mi ritrovo dentro.
Al viaggio di andata e di ritorno,
a questo paese in movimento,
alla corrente del vivere nel Mondo Ovest.

Nuvoloni.
In questo luglio non è ancora arrivato luglio.
Sounds nice.
Di prima mattina leggo il giornale, lo stesso in carta stampata che leggeva mio nonno.
Di prima mattina scorro la Home di Facebook cercando qualcosa che possa darmi una qualche ragione di sperare il mondo. Nulla. Tutto pare in subbuglio. Siamo a fine luglio e non è ancora arrivato luglio. Anch’io mi perdo. Scorro il dito e mi perdo. Capita che sbuffi. Poi rido. Non capisco che succeda, dove mi trovi e con chi.
Che condizione è questa del mio cuore, di abituarsi alla guerra in Medio Oriente?!
Che devastante abitudine è questa, di sentir scontata la fame dell’Africa?!
Non la tollero più in me.
Non tollero questa bastarda inclinazione di abbandonare lo sguardo nel buco infinito della Home.
Potessero questi pochi giorni che rimangono darmi purezza di sentimento…
Potessero questi vagoni veloci rallentare e farmi riflettere sul viaggio…
Questa settimana sento di trovarmi al giro di boa. Sto invertendo il roboante trottolio dei miei piedi.
Capire il capitabile è ciò per cui devo andar tornando: ascoltare sorrisi in cui capiti Verità, scorgere spazi abitabili e non temere di abitarli. Non ne esco sennò. Sono stanco di stancarmi in avventure immobili. Stanchezza molliccia, senza colore, quasi assente ma. Attenzione. Non lo è. C’è. Ovunque. La stanchezza di non saper più dove stancarsi. Un grande polveroso tutto ‘per il sugo di nulla’ (come direbbero dalle mie parti).
Ci si stanca bene solo quando si costruisce. E non necessariamente cattedrali o grattacieli ma dando e ricevendo una forma, trasformando il nostro sguardo sul mondo ad ogni buona chiacchierata, ad ogni piccola o duratura amicizia.
Sounds nice.
Di colpo mi ci ritrovo dentro. A questa vita, viaggio insieme di ritorno e andata.
Si va per tornare. Si torna per andare. Con i ricordi e un po’ di fortuna si ritraccerà il domani.

Dal finestrino di altri viaggi,
lungamente,
ricorderò questo luglio
di sé mancante.

Sto arrivando alla città portuale di Genova. Vedo un mare portentoso. Un lenzuolo blu scuro. Mia madre e mio fratello che lo fanno ondeggiare prima di rifare il letto di tanti anni fa.
È qui.
Per uno sconfinato navigante secondo
è tutto qui.


2 risposte a "CAPIRE IL CAPITABILE"

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