AMICI DI VAVA’


Ai “diversi” amici che ho

Stasera eravamo da Marquinhos, un locale particolare dove gli uomini sembran donne, i cani gatti e i topi si mordon la coda. Da queste parti una Cerveja Antarctica vale 4 reali e mezzo, ma quello che vale davvero è la chitarra di Vavà che suona Pagode, un tipo di musica che si arrampica sul corpo e fa muovere fin le orecchie. Brasile qua è anche brivido.
La televisione manda storie già raccontate e l’indomani tornerà a far parlare, per le settimane di Rio, anche le labbra più taciturne.
Per questi tavoli passa il mondo, per questi tavoli passano baci, birre e occhi neri come il petrolio. Per questi tavoli passano camerieri con capelli lunghi e orecchini tra i più luccicanti che abbia mai visto. Pare sia qui ogni tipo di personaggio ambiguo che si possa immaginare: ragazze dalle forti maniere e ragazzi docili come il miele di acacia.
Penso a tutto quello che ho e a quello che a volte penso di no.
Penso a tutto quello che c’è e a tutto quello che manca.
Penso a quante persone sono qui e vorrebbero forse essere da un’altra parte, ma anche a coloro che sono da un’altra parte e forse vorrebbero essere qui, accanto a me, su questa sedia di legno graffiata ai bordi, con questa compagnia di brasiliani sconosciuti.
Amici.
Amici anche solo per una serata nella vita.
Amici nella diversità della vita.
Amici anche solo di pagode.
Amici di Vavà.

.
Trucioli

Loro.
Strada.
Musicata.
Sarà.


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