BEM-VINDOS


Cari amici e lettori,
quello che segue è il primo vero truciolo.

Non perché sia stato scritto molto tempo fa (tutt’altro), ma perché per la prima volta, buttando giù uno scritto, sentii di dover condividere fortemente il Viaggio.
Quando si giunge in un nuovo paese, gli atteggiamenti che si possono assumere sono essenzialmente di due tipi:
ci si può tenere ben stretta l’identità culturale d’origine e rapportarci a ciò che si incontra con misure, metodi e giudizi già acquisiti;
oppure ci si può rischiosamente esporre alla possibilità di cambiamento, di rovesciamento della nostra identità, di effettiva avventura, di totale apertura verso tutto ciò che di nuovo circonda la nostra persona.
Un po’ per natura e poi negli anni per scelta, ho imboccato questa seconda possibilità del viandante.
Quando toccai il Brasile per la prima volta, non sentii solo l’abbracciarmi della novità istantanea, ma anche tutto il rumore interiore delle amicizie, della felice lontananza europea, della rinnovata scelta di scoprire un altro angolo di me, in un altro angolo di mondo.
Quel giorno nacque quindi l’esigenza della condivisione vera, del vivere insieme il cambiamento e l’avventura.
Quel giorno i brasiliani mi accolsero nella loro terra e in quel “Bem-vindos” non c’era solo un saluto a me e a mio fratello (compagno di viaggio), ma un Benvenuto più grande a tutti coloro che portavo nel cuore.

Vaidade.
Errori di percorso. Percorso di errori.
Vita di qua e vita di là.
Minuti villaggi, enormi città, eppure la vita è la stessa…
Ovunque si va.

L’uomo è da villaggio o da città?
L’uomo ha coraggio o lo troverà?
Rio de Janeiro al tramonto mi ha ricordato la prima volta che mi affacciai sull’oceano.
Ogni volta che lo sguardo può allungarsi verso l’orizzonte, mi riabbraccia una nuova voglia di vivere.
Gli aeroporti sono spesso collocati su sterminate radure, fuori città, lontano da grattacieli: orizzonte facile, servizio difficile.
Pro e contro.
L’aeroporto è luogo di mondo per la quantità inestimabile di razze e lingue e bagagli, eppur luogo extra, zona che appartiene a malapena alle mappe geopolitiche, punto scomodo sulla carta, punto comodo per i collegamenti. Da nessun altro posto si parte e si arriva come qua:
Tutto il mondo in un mondo apparentemente fuori.
Tutto il mondo in un mondo apparentemente dentro.
Quanti quesiti urbanistici e di umanità mi si muovono davanti?
È il viaggio. È la capacità di recarsi nel luogo con tutta la persona, complicatezze incluse.
Pro e contro.
Sono qui con tutto me stesso. Mi sono portato nella totalità della mia giovinezza, per non rischiare di vivere soltanto una parziale felicidade.

Verdade.
Stupori di viaggio. Viaggio di stupori.
Sogni di qua e sogni di là.
Minuti di bugia, ore di lealtà, eppure il sogno rimane quello…
Ovunque si va.

Quante ore di caffè ti rimangono?
Quanto prima di abbandonarti sul divano della morte?
La spiaggia di Niteroi mi ha riportato alla fanciullezza: pallone e piedi nudi. Pali di legno e gol.
Niente da fare. Non lo rimuovo dalla mia vita il calcio.
Sono nel paese ideale per recuperarmi nella distinzione, varcare ogni parte di questa totalità che si muove su due scarpe blu.
Calpesto il mondo da quando sono nato. La maggior parte dello spazio su questo pianeta lo si tocca con le scarpe.
Contro e pro.
I piedi di un mediocre incantatore di portieri e una mano che scribacchia solo libri incompleti.
Su e giù per emisferi e cieli diversi come un nomade che possiede casa ma non la vuole e un’abitante che la desidera ma non la trova.
È il paradosso dell’uomo che ascolta più il pericolo di vita che il pericolo di morte, è la sottile differenza tra scegliere di decidersi o decidere di scegliersi.
Contro e pro.

Bem-vindos cari lettori, io abito qui, tra queste lettere.
Bem-vindos, accomodatevi pure in questa piccola bottega, ove troverete pace, guerra, fatica e stupore, ove potrete curiosare tra i pensieri di un modesto artigiano di viaggio.
Bem-vindos, fate come foste a casa vostra: raccogliete, lasciate al vento, divertitevi a comporre cose nuove con i trucioli a fine testo. Metteteci del vostro dunque, ma non andate via di qua senza prima aver fatto o sentito qualcosa di nuovo in voi.

Adesso vi devo lasciare, sono in ritardo. Non so quanto tempo impiegherò ancora per imparare la strada. Qua fuori, intanto, il Brasile ha voglia di raccontarmene un po’.

.

Trucioli

A.
Casa.
Mia.
In.
Questo.
Viaggiare.
In Opere.
Non finite.
Vostri.
Quadri.


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