QUALE ITALIA


Correva l’anno propizio, quello dei mondiali. Mi trovavo assieme alla mia famiglia nel nord Italia, in Alto-Adige, tra le dolomiti. La Nazionale italiana di calcio aveva vinto contro la Germania. Io, ancora minorenne, mi ero lasciato andare in lacrime per la vittoria: gli azzurri erano in finale.

La mattina scesi per primo le scale della baita in legno. Ero entusiasta e avrei voluto gridare a tutte le cime che il mio sogno, vincere la coppa del mondo, si stava realizzando con “I fantastici 23”. Il contadino di montagna, ricurvo sulla terra, mi scorse più vivace del solito. Posò gli attrezzi e si girò di buon sorriso:

“Allora allora… Avete vinto ieri ah?”

Correva l’anno propizio, quello di una grande amicizia. Ero assieme ad alcuni compagni di studio nel sud Italia, in Campania, a Ischia. Il matrimonio del nostro amico stava per cominciare e ci trovavamo ancora dall’altra parte dell’Isola. Corremmo giù al porto e chiamammo il primo taxi. Andai velocemente a sedermi davanti e come di consuetudine, senza pensarci, mi agganciai la cintura di sicurezza.

“Lei non si fida?” mi chiese subito il conducente.
“Come scusi?”
“Dico… Non so voi in Italia, ma qui se ti metti a’currea vuol dire che non ti fidi di come guido.”

Nord. Sud. La amo così questa vecchia, nuova, variegata, sconvolgente Italia. È un segno il fatto che io ci sia nato nel mezzo. Non perché non abbia il coraggio di schierarmi, ma perché la mia natura è questa: gioco nel mezzo tra centrocampo e attacco, sono il figlio di mezzo tra i tre, la sorte ha poi voluto che studiassi “Mezzi di comunicazione” e chiunque lo fa, non ha idea della professione che farà, ma che si troverà nel mezzo ne è certo.
Ah, dimenticavo… anche i libri. Sì, i libri che cerco di leggere e che provo a scrivere. Anche loro li lascio sempre a mezzo.
È un grande mistero tutto questo, mi riferisco all’Italia e al suo cuore spaccato ma unito.
In quale altro paese sarei potuto nascere se non qui?
Per quale mezzo la mia vita?
Su un palco? In una favela? O magari nel mezzo tra le due realtà?
Quale dunque la mia Italia da scegliere?
Nord. Sud. Abito il meraviglioso paradosso della gioventù, dell’età di mezzo. Abito il paradosso della scelta. La tesi del mediatore sposa quasi sempre quella del diplomatico, cioè di colui che pensa due volte prima di non dire nulla. Questa volta però non ci sto a stare nel mezzo. Stavolta non sono d’accordo. Non sono affatto diplomatico quando scrivo.

Nel periodo che abito, la sera, mi addormento sempre con il desiderio che il mio paese si risvegli cambiato. Ci ho messo un po’ di tempo, ma da pochi giorni ho capito che è proprio così. L’evoluzione della nostra storia non è veloce e non è lenta. Il tempo, nel quale accade tutto, è quello necessario al cambiamento. E noi ogni giorno, quando ci alziamo, coscienti o no, viviamo una nuova Italia. Quale, non si sa.

.

Trucioli

Quando.
Ci rendemmo conto.
Io.
(A dir la verità di questo non ne sono sicuro).
Non.
c’ero.
Un grande mistero.


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