PIANTO DI IDENTITA’


Dal libro Trucioli di Mondo

A ogni madre

Ci sono volte che mi sorprendo a parlare il linguaggio dei bambini, forse sono convinto che possa ammorbidire il pensiero sulle labbra o forse lo faccio solo istintivamente.
È terapeutico il linguaggio dei bambini, cura i mali della nostra epoca parlare con loro di meraviglie terrestri e celesti, di animali e arcobaleni.
“La Luna è birbona… Perché stasera non viene?” Chiede Adele guardando all’insù.
Quale poeta più grande del piccolo uomo che scopre di essere?!
Non esiste bambino che non sia filosofo, il suo “Perché” muove le onde degli oceani, scaraventa fulmini nei cieli grigi dell’uomo incerto.
I bambini sradicano il tempo dalla noia, lo ridanno alla bellezza.
Non esiste artista che possa rimettere al mondo gli amori. I bambini lo fanno. Non hanno sogni usati loro, abitano oltre l’infinito di Raf e di Leopardi, tra il fiore e la notte, tra il sapore e il profumo dei giorni. Non hanno il mantello del re, non sanno il peso dell’oro, sono i più vicini alla verità e amano l’ogni cosa che esiste attorno.
È la fine del Duemilaquattordici. L’inizio del mondo.
Stiamo tutti cercando un nuovo inizio, una stazione di lancio, uno spazio di creazione e speranza.
Ci sarà comunque da soffrire ovunque si decida di andare, ovunque si decida di restare.
Decidere però! Perché anche restare deve essere una scelta, non soltanto una semplice e casuale non partenza.
Siamo circondati da eventi, da inviti impersonali per serate impersonali in luoghi impersonali allestiti su misura per individui impersonali. Siamo tolti alla nostra natura.
Dove è finito il bambino? Colui che per primo si stupisce di essere guardato, di far parte del cosmo, di avere sentimenti grandi così.
Ogni giorno in cui non si consumi un “Perché”, si perde conoscenza, sviene l’essere. Se ne va l’insegnamento di un bambino.
Oh, se penso a quante cose si fanno nella vita solo per sentirsi in vita?!
Quante soluzioni si rinuncia a trovare per fare ed essere tutto?!
Come spesso accade, il bene e il male si somigliano a tal punto da mostrarsi apparentemente alla stessa maniera. Così persona e individuo, nulla-tutto per amore e tutto-nulla per sé. Talvolta solo un grande dolore può svegliarci dall’ordinaria illusione. È bene dirlo, non siamo mai pronti quando arriva, non sappiamo vederlo né comprenderlo. Sentiamo soltanto la fitta, il sangue scrosciare dal cuore. È ferita. È sofferenza. Fa male fino alla fine di noi.
Eppure potrebbe essere il principio del nuovo inizio, il centro della notte che si rovescia e tende finalmente al mattino. Arrivare al non finito del proprio essere ci fa graffiare la punta con le unghie, ci avvicina allo strapiombo del mistero. Da lì non è possibile proseguire se non tornando bambini.
Nessuna alba viene dal giorno, tutto sorge dall’oscurità della notte e cosa venga prima e cosa dopo delle due fasi non saprei. È una di quelle domande alle quali, in un giorno di pioggia o di sole, un bambino risponderà, probabilmente chiedendo ancora: “perché?”. Così procedono le vite, così cambiano. Così dormono i dolori e torneranno a svegliarci.
È la fine del Duemilaquattordici. L’inizio del mondo.
Partire o restare? In quale lingua vivere?
Ho l’impressione che anche per me ogni Dove comincerà di notte e che ci sarà da soffrire forte, da domandarsi cose strane, da tornare a riformulare il primo “perché?”.
Sono nato in autunno, poco dopo la mezza di una notte. Per l’appunto piangevo come un bambino: lungo pianto di identità.
No. Non dimenticherò chi sono.
Anche per me il sapore delle lacrime fu il primo. Hanno detto che fu difficile per mia madre mettermi al mondo e sinceramente non ho nessuna voglia di andarmene da quaggiù senza aver fatto qualcosa di buono, anche solo una cosa, una scelta che possa valere ciò che mia madre ha fatto per me. Del resto è così, lei ha attraversato il dolore, io l’ho soltanto pianto.
Mi ha dato alla luce, all’alba, all’essere.
Mi ha dato bambino e, ovunque deciderò di andare, non dimenticherò chi sono.

.
Trucioli

Tu quoque
sei stato
il primo filosofo del mondo:
tutto detto
in qualche lacrima di bambino.


2 risposte a "PIANTO DI IDENTITA’"

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