LA PRIMA ONDA


Cada amor tiene su vida.
“Vedo con gioia que tienes tre chili de belleza in più, cara mia…”
“No digas tonterias. Es la Nutella. Estoy ingrassata e basta.”
In terra spagnola la simpatia della gente è una carta d’identità. Si ride, si balla, si toma cervezas. Tutto vero. Mai però si perde il valore del sorriso.
Sotto baffi di cioccolato, inoltre, non ho mai trovato sorrisi falsi.
Da dove m’esce tutto questo..? C’entra ben poco con la prima frase.
Ebbene, non necessariamente scrivere significa raccontare una storia o seguire un filo. Ad alcune cose, se spingon d’uscire, gli va dato cielo.
Esistono anomali raggi di luce che cadono fuori dalle tenebre, come impatti stellari sull’atmosfera terrestre. Dicesi stelle cadenti. Nessun senso compiuto di significato, se non quello di un fuggevole, desiderato, bruciante stupore. Ognuno ha il suo e quello degli altri affidato.

La terrazza è illuminata dai punti luminosi dei marinai e rinfrescata dal vento dell’Atlantico.
Io e lei, chi l’avrebbe mai detto, siamo ancora qui.
Non è uno dei cento smancerosi incontri che esistono per far passare il tempo. Non siamo neppure l’amore della nostra vita. (o almeno credo)
Semplicemente ci amiamo davvero e non ho in mente di capire il perché di tutto ciò.
Questa notte è cominciata tre estati fa con due chupitos di Rum domenicano, quello che suo padre teneva nella cassaforte dietro al Cézanne. Il mare è passato più volte sulla spiaggia di El Portil, ha speso onde e maree ma è coraggiosamente sempre lo stesso.
Siamo in silenzio da più di un’ora e non perch’io non riesca a hablar español o lei a parlare nella mia lingua. Tutt’altro. Siamo in silenzio perché ogni volta che parliamo, ci amiamo.
Cada amor tiene su vida.
Non so usare altro, altri idiomi, modi di dire o dare filosofiche spiegazioni. Neppure il Treccani (o qualsiasi altro dizionario di vostra fiducia) possiede questi vocaboli tra le pagine. Sono cinque parole che esistono qua, in me.
Cada amor tiene su vida.
Marisol me le pronunciò senza avviso, di fila, morbide e fredde come una spada nel ventre.
Io abitavo un momento innocuo: sperando che gli occhi si infuocassero al tramonto del mare, lasciavo che la lingua mi accarezzasse gli spruzzi d’acqua salata sulle labbra, che i sogni, per una volta, danzassero in solitudine, lontano dalla mente che osava pensarli. E lei, in quel momento, porcapaletta, le pronunciò. Senza uno sguardo. Senza darmi il tempo di stupirmene. Non potei girarmi ne trattenermi. Passai una mano sui capelli e bo. Non sembrava neppure che le avesse sussurrate o lontanamente meditate. Le aveva ricevute da chissà dove e da quel luogo le ricevevo anch’io nella sua voce calma.
Sulla battigia venne a visitarmi una lunga sensazione, una leggera entità della quale non azzardo chiedere il nome, poiché neppure quello sarebbe sufficiente a darmene ragione d’esistenza.
Cada amor tiene su vida.
Stasera in queste diciannove lettere vorrei tornare a stabilirmi. Non chiedo di morire d’altro. Le onde mi ci accompagnano dietro senza fretta, come sapessero in me quel che le rende così forti. Come potessero leggere la mia anima riflessa su ogni stella presente in questa costa del cielo.
Marisol è soltanto qui, sulla sua terrazza. Ma chissà dove sta pensando…
Quando ero piccino prendevo coraggio, correvo veloce verso il mare fino a sentire il sibilo del vento nei timpani. Il coraggio, però, si infrangeva alla vista dell’onda. Toccavo a malapena il bagnasciuga, poi giravo il culetto e scappavo via.
Superata la prima onda avrei potuto vivere in acqua tutta la vita. Invece la vedevo e mi si bloccava il cuore.
Marisol adesso è qui. Ma non riesco. Non posso guardarla. Avverto dai suoi occhi lo stesso blocco dell’onda: l’antico rumore del mare.
Ho paura di invecchiare al suo fianco, eppure solamente con lei sono me stesso. È l’ennesima sconfitta che si dirige verso me. Ho paura.
L’inerzia mi rinchiude la voce.
Il mare intanto continua a passare di qua. Non giro più il culetto come una volta. Non me ne vado. Mi inganno, impietrito, ad aspettare, fingendo di non sapere che ogni onda che la corrente porta è ancora la prima.
Perdoname Marisol. Todavia sono piccino.


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