IN BICI PER L’ITALIA, TAPPA 2: RIOMAGGIORE-GENOVA


La solitudine è una bestia strana, può mettere ansia, paura, tristezza eppure può liberare, può farci riappacificare con noi stessi, ritrovare punti fermi. Non so se avevo mai apprezzato la solitudine come all’alba di Riomaggiore, gregge di casette colorate, a metà strada illuminate dai riflessi di luna e le macchie del sole.

Il trenino che prendiamo dalla stazione sosta nei 5 paesini, guardiamo il mare e il cielo separarsi in due lenzuoli,quello blu e quello rosa.
È magica l’alba. È un evento fuori dal comune, un’esperienza di raro stupore. E non è vero che è alle 5.38 o alle 5.47. Non guardateli più gli orari dell’alba. Fate conto siano fake news. L’alba non può essere circoscritta, non può essere contenuta nei numeri o in un momento. L’alba è un regno, un territorio dai confini musicali che nel silenzio appoggia note pittoriche. Suona colori. Non c’è da aggiungere niente altro.

La fatica degli occhi stanchi viene salvata dal nascere, dalla nascita della meraviglia che soccorre ogni nostro pensiero negativo. Sì, la meraviglia ci arriva in soccorso senza attendere autorizzazioni, senza spezzare equilibri. Non si impone. Ci raccoglie. A volte anche in mille pezzi, ma ha la capacità di farci tornare uno. Un unico pezzo di tante diversità… con licenza di vivere un po’ meglio del giorno prima.

La strada per Genova è bellissima. Da Rapallo l’asfalto diventa liscio come un pavimento cerato e anche in salita si va alla grande. Il manto stradale che troveremo durante il giro della penisola è una totale incognita e chi pedala spesso lo sa, è elemento essenziale per calibrare i rapporti e gestire le energie.

Arriviamo a Genova alle 12,30 dopo aver attraversato l’intera città. È un gran casino quando devi farlo nel traffico… ma i nostri mille occhi e la mappa accurata della app ci mantengono in una sufficiente sicurezza.
Dopo una doccia Davide ed Eleonora (amici dei quali siamo ospiti) ci accompagnano a mangiare Da Maria, il pranzo tradizionale dell’operaio genovese. Posto prelibato. High quality. Raviolo al sugo e polpettone davvero speciali.

Nel girare la città parliamo del Covid, della rete associativa “Genova aperta alla pace” che da circa un anno ha chiuso il porto al trasporto armi. Andiamo infine a visitare la costruzione del nuovo ponte sorto sulle macerie del vecchio Morandi. Attraversiamo Le Strade Nuove e vediamo i Palazzi dei Rolli, patrimonio dell’umanità. Ci prendiamo una granita con vista sulla parte antica della città e cerchiamo invano di chiudere qualche discorso.

Ci sono persone che sono fatte per definire, chiudere e lasciare tutto ordinato. Altre invece no. Davide ed Emanuele oltre a essere amici, sono due professori di filosofia. Si direbbero persone indicate per razionalizzare il pensiero. Invece come sempre apriamo cento questioni, le svisceriamo a fondo e le lasciamo più o meno tutte irrisolte.
Il piatto di trofie al pesto è il giusto compromesso per mettere d’accordo ogni punto di vista. Per questo forse in Italia si mangia bene, perché anche se ragioniamo molto, in fondo, ci piace andare tutti d’accordo. 

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