LO CHIAMAVANO… L’ALLENATORE CON LA CHITARRA


Al grande Bud Spencer
Ci sono parole che parlano e parole che non dicono nulla, parole di troppo e parole che non bastano mai.
Non se ne andrà come un giorno qualsiasi il 27 giugno 2016, non se ne andrà in quelle discariche di tempo normale, kronos abitudinario di lancette leggere. Non potrà andarsene in silenzio. Rimarrà come uno di quei giorni che scandiscono il tempo a lancette pesanti, ove al minuto accade qualcosa di forte che è difficile raccontare. La storia, su questa data, ci aveva puntato gli occhi da tempo.
Già nella notte infatti, prima che l’Europa albeggi, a New York accade che uno dei giocatori di pallone più forti mai esistiti nella storia del globo, spari alle stelle il rigore decisivo della Copa America Centenario. E allora qualcuno comincia a dirlo, a sussurrarlo nel pensiero o negli occhi: “se anche Messi sbaglia un calcio di rigore, significa che tutto può succedere.”

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Proprio così. Tutto può succedere. Anche che una Nazionale Italiana, giudicata da esperti e tifosi mediocre e inconsistente, ribalti ogni pronostico approdando ai Quarti di finale di Euro 2016 dopo aver demolito in fame, chilometri, coraggio e gol la fenomenale generazione spagnola campione europea in carica con il tiki taka.
Non è ancora tutto però. C’è l’altro Ottavo di finale, Islanda vs Inghilterra. Alla vigilia si ha l’impressione che per gli inglesi possa essere una di quelle docili passeggiate con cane e ombrello nei parchi verdi di Londra. Il vantaggio iniziale di Rooney collabora a immaginarsi il facile seguito con tè caldo senza zucchero. Ma il “Vulcano Islandese” è tutt’altro che spento e quando torna a eruttare lo fa con magma bollente. Pareggia e ribalta il match nel giro di pochi minuti con il secondo gol. Quando gli inglesi riaprono gli occhi non trovano più il leggiadro incedere per prati londinesi, sono su un altro prato, quello dello stadio di Nizza e le stanno prendendo di santa ragione da 11 vichinghi islandesi organizzati al dettaglio.

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Era inevitabile. È ancora clamorosamente Brexit, stavolta calcistico, quasi a ribadire che quando si parla di Europa, per gli inglesi è difficile arrivare fino in fondo, non ci credono abbastanza.
In contemporanea proprio sul coro finale dei tifosi islandesi, ecco l’ultima notizia che rimbalza sul web in mezzo a pensieri di commozione: Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, grande sportivo e grande attore, se n’è andato all’età di 86 anni. Il suo cuore ha deciso di quietarsi definitivamente sul tocco di una lancetta pesante. “Grazie” la sua ultima parola, rivelata dal figlio Giuseppe.
Ci sono parole che parlano e parole che non dicono nulla, parole di troppo e parole che non bastano mai. Tra i tanti film capolavoro dell’attore napoletano, uno è particolarmente speciale per me. Da ragazzo lo vedevo quasi a ripetizione: Lo Chiamavano… Bulldozer. Proprio in questa pellicola si svolge una scena senza tempo, una di quelle che non ci si stanca mai di tornare a vedere: con la chitarra in mano Bulldozer, mister di Rugby, canta “El Indio Chaparral” con i giovani che allena ogni mattina. Poi a un tratto si ferma, si rivolge a loro: “sapete cosa diceva il mio allenatore? La forza di una squadra… si misura da come canta!” Tutta la squadra riprende a cantare con vigore, cuore e ritmo, come la Roja del Cile, gli Azzurri dell’Italia e la storica Nazionale dei “Vichinghi” d’Islanda.
È ancora così, grande Bud.
Grazie a te.


5 risposte a "LO CHIAMAVANO… L’ALLENATORE CON LA CHITARRA"

  1. Oltre ai due Trinità, il mio film preferito di Bud Spencer (e di Terence Hill, ça va sans dire) è Botte di Natale. Fu il loro canto del cigno, a quasi 10 anni dall’ultimo film che avevano fatto insieme: la critica ebbe quindi gioco facile nel dire che non erano più come ai vecchi tempi, e invece a mio giudizio quel film dimostra che erano invecchiati come il vino. Anzi, che non erano invecchiati affatto, né invecchieranno mai.

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    1. Bellissimo quanto scrivi… Mi trovi molto d’accordo. Hanno creato un genere intramontabile, non mi stancherò mai di guardare e riguardare i loro capolavori… Un giorno magari con i miei figli!

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