LA POESIA NON E’ MORTA


La poesia non è morta.
Non lo è affatto, finché un passante qualunque come me può stupirsi di ciò che gli entra in fondo agli occhi.
Esistono luoghi nel mondo in cui i cassonetti della spazzatura diventano cas-sonetti, veri e propri armadi di quartiere, immagini poetiche fuori dal tempo. Mi rende sorprendentemente felice la notizia che questi cas-sonetti siano vicini a casa mia. Significa almeno un miliardo di cose ma una soltanto: che la poesia non è morta.
Impermeabile marrone e camicia azzurra, abiti lavati e pronti all’uso. Non stanno in un negozio in centro e neppure sull’auto in partenza per un matrimonio. Sono appesi qui, a pochi metri da me, al cassonetto dell’indifferenziata di una via secondaria di periferia città.
È tutto così strano… Ma gira. Come il mondo, gira.
Nada se pierde. Todo se transforma. Si trasforma dandosi al recente, ospitando da ospite nuove forme di corpo e vita.
Questo cas-sonetto vestito di generosità è il segno che anche dalle mie parti qualcosa sta cambiando o forse il segno che, per fortuna, anche dalle mie parti c’è qualcosa che non cambia mai.
Si muove la gente, si muove la ragione, il cuore non ci mette più così tanto a capire di poter e dover amare.
Nel mondo ci sono milioni di posti bellissimi, paesi dettagliatamente organizzati, ogni virgola a norma, con opportunità lavorative di ogni tipo.
“Beati loro, stanno meglio” diciamo sempre. Poi però ce ne stiamo qua, non cambieremmo e non cambieremo mai: continuiamo a raccontarcela, a cucinare bene, a passeggiare come se nulla fosse accanto a chiese costruite nel 1300, a bere un bicchiere di Chianti al giorno, a lamentarci del tempo, degli arbitri e dei referendum.

Dentro però si muove,
sotto alle pelli.
Ci scorre
nei vermigli bacini delle vene,
ormeggia
sui golfi del nostro pensiero,
la sentiamo chiamarci
in soleggiate primaverili
e in freschi ruscelli di poco conto,
si nasconde
tra i cespugli di remote foreste interiori,
in mezzo alle carreggiate dei capelli dopo la doccia del venerdì sera.
Quasi ce ne stavamo dimenticando,
quasi ci sfuggiva
che è lei a farci amare lo stare qui,
che qui la storia ne ha voluta far cadere una quantità indicibile,
di poesia.
Non porta soldi, non risolverà i problemi o le lamentele, non curerà i mali e non aiuterà gli arbitri a fischiare bene. La poesia fa qualcosa di molto più grande: fonda l’esistenza. Dà identità alla nostra storia, accende l’immaginare mondi possibili, mette in moto idee sconosciute di ciò che ancora non ci è dato pensare.


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