VALDEMOSSA


A Pedro, ultimo abitante di Valdemossa

Cammino per Valdemossa. Viottoli in pietra, vicoli ricurvi cuciti sotto alle montagne. Nasce qui la Sierra, e lo fa nel profondo verde concesso dal maggio.
La statale Ma-1110 si inerpica lentamente per la zona est dell’isola. È posto di escursionisti questo, sentieristi del vissuto e ciclisti penisolari in cerca di scalate vacanziere.
Cammino per Valdemossa pensante all’insieme, all’Amore che nasce e che pare finisca, alla meraviglia stravisitata e a quella lasciata inspiegabilmente andare.
Queste medesime stradine tortuose, qualche tempo fa, diedero casa ai pensieri di Chopin, vennero camminate da pittori dal difficile collocamento artistico, e proprio qui, ancor prima, Santa Catalina Thomàs giungeva al mondo.
Gran parte dell’Europa è così, costellata di santi e artisti. Ovunque si voglia andare e comunque la si pensi non fa differenza. Le due costanti permangono: arte e santità.
Cammino per Valdemossa ed è tutto molto strano: il mondo ancora in disordine, la vita in attesa di compiersi, l’amicizia agostiniana fondata nel viaggio.
Svolto per un angolo qualsiasi di un vicolo dimenticato dai turisti. Lo sguardo attraversa di sfuggita una pozza di luce riflessa nella vetrata. È un attimo istintivo, quasi miraggio. Mi sento osservato e torno sui miei passi. Mi fermo alla porta. Qualcosa si affaccia su me.

Dietro al vetro,
effettivamente,
due occhi,
giganteschi.
E dove sono occhi, è vita.

Quel qualcosa mi fissa e sorride. Non ci penso due volte. Senza bussare, apro.
È sulla sedia. Un volto scavato, aggrappato a un cappello di spazi bianchi e quadri neri, con il collo tutto inserito in una giacca consumata che, appesantendo le spalle, arriva a nascondere i polsi e smanica fino a metà palmo. La mano è tremante e fa nevroticamente saltellare sul tappeto la bagoletta di legno chiaro.

“Hola…” Dico.
Sorride timido a occhi alti.
“…Pasaba por aquí y te he visto con esta gran sonrisa…” Continuo.
Sorride timido a occhi bassi.
“Como te llamas? Naciste aquí?” Domando.
Sorride timido a occhi alti. Poi un filo di voce che risuona tra le pareti di una bocca senza denti:
“Pedro me llamo. Pedro aquí y en todos sitios. Pedro.”
“Hola Pedro, yo soy Mario. Yo también Mario aquí y en todos sitios.” Dico stringendogli lievemente la mano che non porta il bastone.
“Puedo preguntarte cuantos años tienes Pedro?” Chiedo con garbo.
Fa cenno che non riesce a sentirmi pur essendo a un metro da me.
“Cuantos añoooos?” Scandisco con tono più deciso.
Stavolta risponde subito.
“…Noventa. Y sirvo para mirar a la gente.”

Ci guardiamo. Ci sorridiamo negli occhi.
Negli occhi lo saluto.
“Gracias Pedro, me ha encantado conocerte…”

Lentamente
chiudo la porta.
Il vecchio,
dalla sedia,
a sguardo ampio,
sorride.

Fa posto.
Fa posto anche a me nella lunga storia dei suoi occhi.
Cammino per Valdemossa. In silenzio.
Pedro non ci sente, è molto anziano, non parla la mia lingua ed io, la sua, la parlo muy poco.
Eppure sono qui, in giro per un paesino sperduto di Mallorca a chiedermi dal profondo me:
…para qué sirvo yo?
A che servo..?


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