VENTINOVE FEBBRAIO


Dal libro Trucioli di Mondo

“Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo.” The butterfly effect, da Edward Lorenz

Chi non ha mai sentito parlare dell’effetto farfalla?! Un battito d’ali distante chilometri e anni che oggi, qui, cambia una vita.
Sono sempre stato un po’ troppo romantico. Inutile metterseli in tasca, i difetti vanno individuati per essere governati.
Ci sono giorni in cui sono ancora un po’ troppo romantico. Troppo, nel senso che mi paralizzo davanti all’esistenza per meditarne a fondo la bellezza.
Il cosmo, l’infinito, le stelle, col suo incanto, il mondo, sa ancora farmi girare la testa.
Dopo anni in cui provo a gestire l’affare romantico, però, accade anche l’effetto contrario. Razionalizzo. Riorganizzo la vita in maniera elementare: scatoloni grandi, scatolette piccole, misure precise per frenare dolori o tardare novità.
In ogni difetto esiste un lato positivo.
Penso spesso alle farfalle. Adesso, un loro battito d’ali, sta cambiando la corsa di un cuore che nascerà tra un secolo.
Ma io, allora, che posso fare?
Ormai sono cresciuto. Mi sento un po’ più grande di una farfalla. Non ho ancora le ali, è vero, ma voi avete mai visto una farfalla con i piedi?
Lei può volare. Io posso correre.
Lei può battere le ali. Io posso amare.

In Scozia nel 1885 una farfalla batteva le ali.
Una delle birre più buone che abbia mai bevuto è stata prodotta lì, in quell’anno. Chiara. Leggera. Per gli esperti un sapore che rasenta il normale e forse un luppolo neanche così pregiato. Per un amante della birra, però, la pinta non viene valutata a produzione. Se la birra è buona, per la maggior parte dei casi, lo decide il momento, la compagnia con la quale si beve.
Quella sera, la pinta di Glasgow gocciolava sul legno dell’ultimo tavolo all’angolo. Un tavolo qualunque, un massiccio pezzo di legno scuro che si raggiungeva attraversando sigarette, ubriaconi occasionali, e uno ad uno gli sguardi ciarlieri del pub.
Charlotte non era la solita quella sera. Che avesse, proprio non saprei.
Sapeva essere delicata con i momenti. Leggeva l’aria. Brillava.
Non mosse labbra fino a quando non glielo chiesi.
Allora le mosse. Allora cominciai con la prima sorsata.
Non era la prima volta che uscivamo assieme, eppure lo sembrava.

“…Ci pensi Charlotte? Oggi è un giorno speciale.”
“E’ il ventinove febbraio vero?”
“Proprio così. Un giorno che cade ogni quattro anni. Come se fosse un giorno in più di vita.”
“E’ vero… è il giorno che abbiamo per fare qualcosa di diverso… Stasera dovremmo fare qualcosa che non abbiamo mai fatto.”

Donna persa e da ritrovare.
Donna ritrovata e da riperdere.
Bevevo il capolavoro di una farfalla scozzese, cosa tutt’altro che normale per il giorno d’avanzo restituito dal mondo.
No. Charlotte non era la solita quella sera. Aveva un sorriso in più.
Mi difesi bene fino a metà pinta. Poi, sfiorai le sue mani. Le afferrai.

“Senti qualcosa?”
“… Dipende… Tu che senti?”

Da lì, me ne accorsi, non sarei stato più in grado di governare la parte romantica di me.
C’era del racconto, in quelle labbra.
C’era del vento da far soffiare, in quei capelli.
In quella donna, c’era un mondo che andava fatto scoprire al mondo.

“Charlotte, voglio farti una domanda.”
“…Mi fai paura quando dici così. Però lo adoro… Dimmi.”
“Cosa sono io per te?”
“…Ed io che sono per te?”
“…Sei… una cosa strana che mi sta accadendo.” Risposi.
Lei ci pensò un attimo, poi disse:
“…Tu sei una cosa bella. Una cosa che accadrà nella mia vita.”

Un altro tipo di mondo, sì. E quel mondo lo respiravo dentro quegli occhi.
Lo accarezzavo con l’anima. Lo vedevo girare alla perfezione passeggiandoci dentro.
Quel mondo che non so spiegare di chi è o di chi è stato, in quell’istante era nostro.

“Sai che mi sembra di essere in un altro mondo quando siamo insieme?”
“Lo so. Io e te viviamo in un mondo ventinove febbraio.”

Quella sera andammo fuori Parigi. Trovammo un cortile abbastanza buio e abitato solamente da gatti. Nel silenzio, ammirammo la Luna fino ai tetti di Saint-Denis, fino a quando Charlotte non confessò la paura per i gatti e il cortile abbandonato.
La Senna scorreva nella quiete notturna.
Charlotte non aveva maturato altre parole.
Ed io ancora sulle farfalle. Sul battito d’ali. Sulla scelta che può cambiare il mondo.

Dopo qualche minuto Charlotte parlò, ma sulla strada per Parigi era già tornato Marzo.
Quella luna era svanita per altri quattro anni.
Il mondo ventinove febbraio era lì, ma non c’era più.
La farfalla aveva già battuto le ali.


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