IL RICHIAMO DI LISBONA


Eleonor qui, ad occhi chiusi è bellissima. Io qui, accanto a lei, ad occhi aperti, scrivo.
La Luna ci sbircia dalle tapparelle della finestra. Gioco un attimo con i capelli che le spiovono sulla guancia addormentata. Le campane suonano i quattro rintocchi della mattina.
Lo stereo lascia in giro per la camera polvere di Beatles.
Rimango sempre innamorato di questi momenti, capisco che la vita mi vuole bene.
Un cellulare vibra in cucina. Nessuno si alza. Sarà uno di quei soliti messaggi che arrivano in ritardo per i problemi di rete.
Eleonor qui, è un quadro che respira.
Io qui, non posso che ammirarla nelle sue mezze tinte.
La Luna, adesso, ci sta studiando con uno sguardo luminoso. Rilasso un secondo gli addominali.
Un sassofono mi riempie debolmente gli occhi di vecchi ricordi.
Rasento immagini offuscate dalla stanchezza e forse da un goccio di birra di troppo.
La Luna mi osserva mentre io osservo Eleonor.
Accendo una Winston Blu con il desìo. Poi finalmente con l’accendino verde che Eleonor tiene sotto il cuscino.
Un tiro per esaudire. Un tiro subito dopo per sentirmi meno osservato.
Niente. La musica si unge di note che mi confondono. La Luna continua a fissarmi.
Il bacio di Eleonor mi ha fatto fuggire da me stesso.
Il bacio di Eleonor è stato elegante.
Eleonor qui, silenziosa, soltanto bella e sognante.

La Luna.
La Luna sorride di più.
La luna mi ama davvero.
La luna rincuora e non mi fa fuggire.

Sono contento di essere vicino a Eleonor, mi sembra di proteggerla dal male. In qualche maniera credo davvero che sia così. Con gli altri cambia anima e combina guai che fanno male a se stessa.
La Luna qui, mi chiama e mi richiama per nome.
Eleonor dorme ancora. Io vorrei riposare ma non posso.
Mi alzo. Calpesto la maglia di Eleonor. Apro la finestra del tutto.
Raccolgo gli occhi sulla luce e vengo sedotto da un flusso sublime.
Sopra le tende di Lisbona, una o due stelle prima dell’orizzonte oceanico, l’anello lunare.
Pietrificato, ascolto il vento partire dalla spiaggia.

Dopo non so quanto, mi accorgo che la sigaretta era già terminata da un po’.
Sposto gli occhi sul quaderno e leggo l’ultima frase, scritta chissà in qual minuto del cuore:
Non la mia pelle. Non il mio quaderno. Non i Beatles. Non Eleonor. Non i miei talenti valgono il sorriso della Luna.


2 risposte a "IL RICHIAMO DI LISBONA"

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