OLTRE LE CITTA’ DEL CUORE


Dal libro Trucioli di Mondo

Da qualche tempo tutto pare ruoti attorno alla specificità: business plan, campagne elettorali, saponi al cocco. Tutto ha una sua forma precisa, studiata. Tutto ha una finalità circoscritta. Ogni cosa ed ogni uomo al suo posto. Ad ognuno la possibilità di scegliere, pur che sia una scelta precisa. Da qualche tempo l’uomo deve velocizzare la capacità di trovare il proprio posto, deve impararsi il prima possibile, deve esigere da se stesso ciò di cui pensa aver bisogno. È una gara contro il tempo, in cui noi arriviamo maledettamente sempre in ritardo. Forse è un problema nostro ma non capiamo mai in tempo la specificità di cui abbiamo bisogno. È anche buffo quello che accade nella nostra vita. Per chi ci guarda da fuori siamo forse dei simpatici teatranti che recitano in fretta. È anche buffo sì, passiamo momenti tranquilli e momenti di agitazione, a volte lasciamo che il tempo ci scorra sulle spalle e ce le massaggi, altre volte invece dobbiamo morderlo da tutte le parti per portare a termine il nostro dovere. Ho come l’impressione che facciamo tutto da soli.
L’interno del Brasile non ha niente di meno e niente di più di ciò che si può vedere nella parte più interna dell’Australia. Nulla. Non c’è nulla, salvo un po’ di staccionate e la strada sulla quale cammino. Chilometri e chilometri senza mai un tetto rosso in vista. Chilometri e chilometri senza pane, marciapiedi e guai. Abbiamo la straordinaria capacità di sentirci diversi ogni giorno, che sia viaggiando o stando fermi nel nostro ufficio. Oggi mi sento diverso da ieri: non mi sono innamorato, ne ho cambiato capigliatura, solo che qui, in mezzo al nulla più sconfinante, io pure sconfino dalle città del mio cuore.
Nel nulla, tutto si muove e tutto cresce. Di notte, nel nulla, non esistono luci sicure se non quelle del cielo. Nemmeno un angolo è apparecchiato per i dibattiti d’attualità. Qui, tutto, è soltanto pieno di vuoto. È il mondo nel suo darsi primitivo. Qui, per la prima volta, ritorna tutto ad essere possibile.
L’interno del Brasile non ha niente di più di ciò che si può vedere nella parte più interna dell’Australia. Nulla. In questi luoghi non è ancora cominciato il mondo, ci affianca quella sensazione che l’uomo deve aver provato all’inizio del suo viaggio, non so ben dire quanti migliaia di anni addietro. È in corso l’anno 2013, è il mese di luglio. Sempre che non l’abbia già superato, a passi lunghi, credo di avvicinarmi all’ombelico della mia storia su questo pianeta. Non ci ho capito granché a dire il vero: come si arriva, come si riparte. Non mi è chiaro soprattutto come la gente possa capire il senso della faccenda. Quale la specificità dell’uomo? Quale fine al suo venire alla vita? Che senso ha questo giro di ruota panoramica? Rifletto sul mio nulla e su quello di Parmenide. Sulla nascita. Sulla morte. È tutto un mistero. Eppur qui si ama. In nessun altro pianeta lo si fa. Qui ci si ama. La nostra non è altro che una piccola immensa storia d’amore. Arriviamo nell’amore dei nostri cari e ripartiamo dopo averlo generato nel tempo e nello spazio.
L’interno del Brasile non ha niente di più di ciò che ho sentito sconfinando dalle città del mio cuore. L’amore che ho ricevuto dal nulla sarebbe da restituire al tutto di questo viaggio. Ahimè, che sia questa la specificità? Forse rimane solo da trovare il coraggio di sceglierla.


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